IFTS Campania – Un nuovo importante risultato per il Consorzio FORMA

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IFTS Campania, il Partenariato di eccellenza, coordinato dal Consorzio FORMA si aggiudica un corso di formazione di grande prestigio.

 

TECNICO SUPERIORE PER IL MONITORAGGIO E LA GESTIONE DEL TERRITORIO E DELL’AMBIENTE IN AREE A FORTE CONTAMINAZIONE

IFTS Campania: durata: 800 ore, incluse n. 320 ore di Stage

Il Corso è stato approvato dalla Regione Campania e rientra nell’elenco dei 23 Progetti finanziabili su oltre 100 proposte presentate.

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Il Corso forma un Tecnico Superiore di supporto alla definizione, analisi e caratterizzazione dei territori dal punto di vista delle componenti ambientali e delle condizioni di crisi.
Inoltre assiste studi di progettazione, imprese ed istituzioni attivi nella programmazione, pianificazione e progettazione di interventi di manutenzione e valorizzazione del territorio.

N.B.: Ulteriori aggiornamenti sulle modalità di SVOLGIMENTO del Corso e sui criteri di SELEZIONE dei partecipanti saranno pubblicati sul sito del Consorzio FORMA.

=> IFTS Campania – MONITORAGGIO E GESTIONE TERRITORIO E AMBIENTE IN AREE A FORTE CONTAMINAZIONE

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La comunicazione nell’Italia di Internet

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La cultura futura

In questo articolo riporto alcuni brevi stralci della recente indagine Treccani – CENSIS sulla trasmissione della Cultura nell’era digitale. Nel documento ho trovato dei concetti e delle considerazioni molto interessanti ed utili per chi si muove nel settore culturale.

Una delle attività primarie del Consorzio FORMA è seguire e monitorare le tendenze sociali, culturali ed economiche per offrire un ventaglio di servizi, innovativi ed efficaci, ai nostri utenti.

Pensiamo che una formazione moderna ed efficace debba necessariamente integrarsi con la ricerca e la comunicazione, per accompagnare il professionista in un percorso di sviluppo e consolidamento di competenze, non soltanto tecniche, ma anche strategiche e gestionali.

L’obiettivo del team del Consorzio FORMA è di fornire al professionista gli strumenti per comprendere e concentrarsi su ciò per cui i potenziali clienti si preoccupano di più, e trovare il giusto vantaggio, in un quadro di riferimento etico.

* * *

La Comunicazione è un fattore strategico del professionista di successo ed offre elementi di comprensione del presente e di intuizione del futuro, utili per elaborare strumenti e strategie efficaci di inserimento nel mercato.

La curiosità per il rapporto Treccani – Censis mi è venuta ascoltando le dichiarazioni che Massimo Bray, ex ministro alla cultura ed attuale direttore dell’Istituto Treccani, ha proposto al programma Fahrenheit di Radio 3. Eccone alcune:

“[…] La disintermediazione è un fenomeno visibile in tutti i campi, non solo nel digitale, ma nel mondo della comunicazione, della cultura, della politica…”

“[…] Con la possibilità che ci offre Internet, di portare “uno ad uno” la comunicazione, stiamo superando un corpo intermedio.”

“[…] È sbagliato mettere in contrapposizione la conoscenza che ci arriva attraverso il libro di carta e la conoscenza rintracciabile nel mondo digitale. Si tratta di strumenti utili finalizzati a ciò che dobbiamo avere a cuore: diffondere la conoscenza ed avvicinare le nuove generazioni alla lettura.”

“[…] Su Facebook, stiamo riuscendo a ricreare quel senso di comunità che probabilmente anche la politica è incapace di creare.”

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Parole, concetti, categorie e riflessioni interessanti. Ho voluto realizzare, quindi, una selezione arbitraria di concetti e considerazioni tratti dal Rapporto Treccani – Censis, che il professionista, di qualsiasi settore e di qualsiasi livello, troverà utili per definire meglio le proprie Strategie comunicative, nel presente e nel futuro.

Here we go…

Italiani digitali, italiani tecnologici
[in Italia gli utenti di internet aumentano anno dopo anno e nel 2014 sono arrivati al 59% della popolazione di 16‐74 anni. Certo, con persistenti differenze geografiche: il 64% al Nord‐Est, al Nord‐Ovest e al Centro, il 50% al Sud, il 54% nelle isole. Certo, meno che negli altri Paesi europei, dove si arriva una incidenza degli utenti del web superiore al 90% in Lussemburgo, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia, e ci si attesta all’89% nel Regno Unito, all’82% in Germania, all’80% in Francia.
Ma è impressionante il grande balzo in avanti della spesa delle famiglie italiane per acquistare dotazioni tecnologiche. Tra il 2007 (l’anno prima dell’inizio della crisi) e il 2014, la voce “telefonia” ha più che raddoppiato il suo peso nelle spese degli italiani (+145,8%), mentre nello stesso arco di tempo i consumi complessivi flettevano del 7,5% e la spesa per l’acquisto dei libri crollava del 25,3%. La quota di possessori di smartphone abilitati alle connessioni mobili è lievitata di 10 punti percentuali solo nell’ultimo anno.]

 

Multitasking
[L’abitudine al multitasking può indebolire la capacità mnemonica e di attenzione prolungata, al punto da proiettarci in uno stato di attenzione parziale continua, non soltanto per la possibilità di essere raggiunti in ogni momento, ovunque ci troviamo, da e‐mail e messaggi istantanei, ma anche per il numero crescente di notifiche automatiche da cui siamo raggiunti grazie ai lettori di feed, gli aggregatori di notizie, i social network, ecc.   Prevale, inoltre, una sensazione di annullamento dello spazio e del tempo indotta dalla familiarità con gli strumenti telematici. Possiamo raggiungere chiunque, ovunque si trovi, e possiamo ottenere qualunque informazione in un batter d’occhio; di conseguenza ci abituiamo ad avere una risposta immediata a ogni nostra richiesta, ma anche a reagire istantaneamente a ogni stimolo che proviene dal mondo: non si annulla solo il tempo di attesa esterno, ma anche quello di risposta del foro interno.]

Pagina stampata o schermo?
[Quando i messaggi passano attraverso lo schermo, inevitabilmente gli elementi emotivi hanno la meglio su quelli cognitivi, la reazione immediata come riflesso condizionato (dunque come pregiudizio) ha il sopravvento sulla riflessione mediata di tipo intellettuale (il giudizio), la percezione del reale come istante presente (affermazione del sé) prende il posto della elaborazione del proprio essere nel tempo (responsabilità verso gli altri).]

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Testi infiniti, autori plurimi e sconosciuti…
[Con ciò cambiano anche le risorse stesse della cultura: ora i testi diventano “aperti”, cioè non più completi e definitivamente compiuti, protetti, vincolati a una inequivocabile imputazione di responsabilità dell’autore, bensì continuamente soggetti a possibili integrazioni, revisioni, manipolazioni. Il che implica una metamorfosi del concetto stesso di autore, che ora diviene plurimo e anonimo.]

Nomadismi ed autoreferenzialità
[tendenzialmente, all’ubiquità dei media digitali corrisponde la prassi del “nomadismo” mediatico: si può saltare da un mezzo all’altro con grande fluidità, i canali di accesso risultano moltiplicati, si afferma uno schema di esplorazione conoscitiva “per deriva”, in cui la gerarchizzazione delle fonti appare superata, perché conta di più il gioco di rimandi, così come la prassi dell’autoassemblaggio delle nozioni mette in crisi la tradizionale autorevolezza dell’autore.
Questa tendenza rende sempre più marginale la funzione di “filtro” delle informazioni e delle nozioni svolta dalle aziende editoriali e dalle istituzioni culturali. Fino ad arrivare alla possibilità – complici vli algoritmi di Google – di costruirsi un percorso talmente personale da rendere i media non delle finestre da cui affacciarsi sul mondo, bensì degli specchi in cui ammirare un paesaggio fatto a propria immagine, in cui sono riflesse solo notizie e nozioni che si adeguano alle nostre convinzioni e aspettative, sancendo così il trionfo dell’autoreferenzialità.]

Mutazioni
[C’è da chiedersi se non sia in atto una vera e propria mutazione antropologica legata ai processi di disintermediazione digitale penetrati anche nel campo della formazione della conoscenza:

‐  alla prassi della disintermediazione digitale corrisponde la propensione all’aggiramento dei tradizionali “garanti del sapere” (i maestri, gli autori, le biblioteche)?
‐  è concreto il rischio che, facendo ciò, si finisca per soprassedere ai doverosi “controlli di qualità” delle fonti e si finisca per ridimensionare l’autorità di figure fondanti del sapere, come l’insegnante, e di istituzioni culturali e agenzie formative, come la scuola e la casa editrice (che diventerebbero le “vittime” dirette dell’affermazione della prassi della disintermediazione digitale nel campo della cultura)?]

Pochi laureati
[In Italia abbiamo un tasso di laureati che, sebbene crescente nel tempo (+4,3% nell’ultimo decennio), è fermo al 15% della popolazione in età attiva (15‐64 anni), molto meno della media europea (25,8%), per non parlare dei valori di Paesi come Svezia (32,8%), Regno Unito (35,4%), Francia (29,7%).]

Pochi lettori
[Il numero di lettori è stabilmente basso (nell’ultimo anno solo il 41,4% della popolazione ha letto almeno un libro nel corso dell’anno), e non può essere di conforto il fatto che la quota di “lettori forti” (che hanno letto più di 12 libri l’anno) è pari al 14,3% ed è aumentata di 3 punti negli ultimi vent’anni, tanto da poter parlare di una deriva elitaria nella lettura dei libri.]

Molti non lettori
[La quota di non lettori (neanche un libro l’anno) in Italia è pari complessivamente al 56,5% della popolazione, resta alta (il 23,7%) anche tra i laureati, corrisponde a quasi la metà dei diplomati (il 46,9%).   Per concludere il quadro, bisogna rimarcare che negli ultimi dieci anni si è allargata la forbice generazionale: mentre le persone più avanti con gli anni leggono di più, in particolare gli ultrasessantenni (+6,2% tra i 60‐64enni nel periodo 2005‐2014 e +7,7% tra i 65‐74enni), tra i giovani la dinamica è di segno opposto (‐5,1% tra i 20‐24enni e ‐3,9% tra i 25‐34enni).]

Gli strumenti del sapere
[ il libro cartaceo è ancora il “dispositivo” del sapere più utilizzato con riferimento a diversi generi editoriali: per leggere romanzi, racconti, poesie (78,7%), saggi (71,9%), testi scolastici e universitari (67,1%), opere illustrate (59%). Ma ecco comparire la rottura di paradigma: per “sfogliare” guide turistiche si usa molto il pc (29,1%); ancora di più per consultare una enciclopedia (il 60,6% utilizza il pc, il 7,4% adopera il tablet, il 5,8% lo smartphone, contro il 18,7% che in questo caso usa testi cartacei); e tra chi interroga il dizionario, più della metà (il 56,2%) lo fa attraverso il video del computer, ben più di quanti (il 21,8%) usano ancora il vocabolario cartaceo.]

A chi credere
[La figura più rappresentativa della cultura è lo scienziato (viene indicato al primo posto dal 22,2% del campione), segno che il sapere scientifico ha assunto nel tempo una maggiore considerazione rispetto alle discipline umanistiche; ‐  ma segue subito dopo l’intellettuale (19,3%), poi il filosofo (15,7%) e la figura emblematica della trasmissione della conoscenza, cioè il maestro, l’insegnante (14,9%); ‐  le figure umanistiche, come lo scrittore (10,9%), il poeta (2,8%) o l’editore (2,8%), vengono successivamente.]

La disintermediazione ed il “fai da te”
[Il primato dell’informazione “fai da te”. Oggi le prime cinque fonti impiegate dagli italiani per informarsi sono: i telegiornali (utilizzati dal 76,5% della popolazione), i giornali radio (52%), i motori di ricerca su internet come Google (51,4%), le tv all news (50,9%) e Facebook (43,7%). L’utenza delle tv all news è aumentata del 34,6% rispetto al 2011, Facebook del 16,9%, le app per smartphone del 16,7%, YouTube del 10,9% e i motori di ricerca guadagnano il 10% dell’utenza di informazione. I mezzi cartacei (quotidiani, settimanali, mensili) vengono molto dopo, con quote di utenza intorno al 30% e in flessione nel tempo.]

Le fonti della conoscenza
[Si è definita, quindi, una nuova gerarchia delle fonti di informazione. Questa trasformazione è ancora più evidente se si considera l’impiego dei media informativi distribuito per classi d’età. Tra i più giovani al primo posto si colloca Facebook come strumento per informarsi (71,1%), al secondo posto Google (68,7%) e solo al terzo posto compaiono i telegiornali (68,5%), con YouTube che non si posiziona a una grande distanza (53,6%) e comunque viene prima dei giornali radio (48,8%), tallonati a loro volta dalle app per smartphone (46,8%). I lettori di giornali scendono inesorabilmente al 25,1%.]

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Ho riportato soltanto pochi elementi, per riflettere su come organizzare l’esistenza – e la sopravvivenza! – delle diverse agenzie culturali in questo nuovo ecosistema di trasmissione del sapere. Come sostiene Massimo Bray, si sta configurando un ruolo interessante per i nuovi strumenti di diffusione del sapere, i social. Ne riparleremo su questo Blog.

Intanto, consiglio vivamente il documento Treccani – Censis. Lo trovi a questo link

Buona lettura!

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© Armando Mauro 2016 per FORMARICERCA

Consorzio FORMA
Sito: www.consorzioforma.it
Blog: www.daiformaltuofuturo.com
email: info@consorzioforma.it
Tel: 0815635626

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3 mosse per aumentare la produttività con il taccuino

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(Tempo stimato di lettura: 7 min.)

Aumentare la produttività. I vantaggi di uno strumento analogico in un mondo digitale. 

Nonostante l’aumento continuo delle applicazioni digitali per la produttività e degli strumenti on-line, c’è un metodo di prendere appunti che proprio non vuole scomparire e sfida ancora la prova del tempo: per alcune persone, nemmeno l’ultimo smartphone può battere il classico taccuino di carta. Perché? Dopo tutto, le diavolerie tecnologiche dovrebbero rendere il taccuino A5 (della dimensione pari alla  metà di un foglio A4) completamente inutile… ma in tanti continuiamo a portarlo in borsa ed a usarlo per tracciare ed annotare idee e proposte, sensazioni.

Per Richard Branson – creatore e patron di Virgin Group – prendere appunti è uno dei passatempi da preferire. Branson dichiara che senza la penna per scrivere le sue idee (o ancora più importante, quelle degli altri!!!) di certo non sarebbe diventato ciò che è adesso:

“Alcune delle aziende di maggior successo della Virgin sono nate da momenti casuali, se non avessimo aperto i nostri taccuini, non le avremmo mai realizzate” Richard Branson.

Anche la scienza conferma che il semplice atto di scrivere a mano rende più efficaci. Uno studio ha dimostrato che mettere da parte la tastiera del PC ed usare la penna porta ad elaborare le informazioni piuttosto che a copiare le cose alla lettera.

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Il welcome kit di chi entra in facebook. Anche nell’azienda più digitale del mondo c’è spazio per taccuino e matita.

Scrivere di proprio pugno potrebbe sembrare meno efficiente, ma in realtà costringe il cervello ad analizzare con attenzione cosa stiamo pensando e migliora la memoria e la capacità di trattenere le informazioni.

1: trovatevi il taccuino giusto per voi
Non ci sono due notebook uguali e sceglierne uno è una questione di preferenze personali. Ciò che funziona per voi potrebbe non funzionare per gli altri. Un grande formato, se si vuol lasciare correre l’immaginazione. Una dimensione ridotta, se si è in viaggio. E poi, c’è da scegliere tra pagina bianca, righe, quadretti, … un vera delizia.

Qualunque taccuino sceglierete, assicuratevi che sia quello che vi serve.

Ogni oggetto si associa ad una abitudine. Prendere appunti lunghi ed articolati su uno smartphone di solito non funziona perché la maggior parte delle persone non associa il telefono con il lavoro e viene facilmente distratta – è difficile prendere appunti efficacemente quando si sa che Facebook, Instagram, Google sono ad un click di distanza. La chiave di ogni sana abitudine è stabilire un  rituale (ci vogliono in media tre settimane per formarne uno). Quindi, per le prime tre settimane, sforzatevi di annotare ogni giorno idee e riflessioni sul vostro taccuino. Abituatevi a scrivere le cose che vi passano per la testa, alla fine di queste tre settimane vi sorprenderete di  quanto stiate diventando produttivi e quanto la pratica del prendere note vi sta assorbendo.

2: createvi un sistema
Fin dall’inizio, è necessario creare un sistema all’interno del taccuino, in maniera da essere in grado di eseguire la ricerca degli appunti rapidamente e trovare le informazioni di cui si ha bisogno.

Un modo efficace per organizzare il proprio taccuino è il sistema “Bullet Journal” (ecco qui un esempio pratico in video). Un sistema semplice che funziona con qualsiasi taccuino ed è abbastanza flessibile per adattarlo alle proprie esigenze individuali. All’inizio del Bullet Journal si inserisce un indice / dei riferimenti di date / delle annotazioni “a futura memoria”. In poco tempo potrete crearvi uno strumento perfetto, che vi renderà la vita molto più facile. Ovviamente non siete obbligati a seguire questo sistema. Sperimentate e scoprite che cosa funziona meglio per voi.

3: note diverse per persone diverse
Ora che avete iniziato il vostro taccuino e sviluppato un sistema di organizzazione delle annotazioni, è il momento di riempirlo. Stranamente, quella che sembra la parte più facile è spesso ciò che molte persone non riescono a fare.

Ricordate che l’unica persona che ha accesso al taccuino è chi lo redige. Non state scrivendo per altri, nessuno darà un voto a ciò che scriverete e nessuno vi giudicherà per quello che scriverete. Quindi non dovete sentirvi sotto pressione; non avete bisogno di riempirlo con pensieri e idee grandiose: scrivete quello che vi serve e niente di più.

Il taccuino è il vostro spazio personale dove registrare i pensieri. La cosa importante, in un primo momento, è prendere l’abitudine di scrivere le cose: iniziate con cose semplici come le liste e le attività da fare. Quando prenderete la mano, sarà possibile iniziare ad aggiungere il vostro tocco personale e degli spunti originali.

Per il lavoro è estremamente utile dedicare porzioni del proprio taccuino per creare mappe mentali utili a generare idee varie e preziose per le strategie da mettere in atto e le azioni da compiere.

Ci sono tanti metodi per prendere appunti ed aumentare l’efficacia di un taccuino: metodo di Cornell, metodo Teeline per la scrittura veloce, ecc. Insomma, adottare un taccuino, ed usarlo con continuità, ci permette di stimolare la nostra intelligenza e costituisce un’arte piacevole che vi accompagnerà per la vita.

L’efficacia, la piacevolezza
Mentre il mondo diventa sempre più digitale, troverete che ci sono strade analogiche di grande efficacia e piacevolezza. C’è una certa pace contemplativa all’interno delle pagine di un quaderno di carta che noterete subito e comincerete ad amare. Quindi, lasciate per un attimo il rumore e le distrazioni digitali e scendete al più vicino negozio e regalatevi un taccuino; il più economico che trovate.

Scrivete e scarabocchiate! Sviluppate l’abitudine di mettere nero su bianco e comincerete a migliorare il vostro rendimento globale, la produttività e la creatività.

(*) Liberamente adattato dall’articolo “Why theHumble Paper Notebook is Still The Greatest Productivity Tool” di Jonathan Chan


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