Banche e Telco. La guerra è cominciata

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I piani di Google, Apple e Amazon per vendere servizi di deposito finanziario ad elevata redditività in cambio di informazioni sugli stili di consumo e di acquisto

L’occasione per riflettere sulle battaglie in atto tra banche e industrie delle telecomunicazioni (Telco) mi si è presentata in un recente viaggio in Svizzera. Mentre sorbivo un buon the nero indiano, ho ascoltato un’intervista radiofonica che descriveva i piani di Google, Apple e Amazon per vendere servizi di deposito finanziario ad elevata redditività in cambio di informazioni sugli stili di consumo e di acquisto che saranno utilizzate per vendere servizi di pubblicità alle aziende e per influenzare la domanda con strumenti di marketing. E’ verosimile che il tutto sarà anche finalizzato a promuovere canali preferenziali per gli acquisti diretti.

Tornato a Napoli, nelle letture del mattino mi sono imbattuto nell’articolo di Nicholas Griffin (vedi link in basso), un influente commentatore delle strategie e delle evoluzioni dei sistemi finanziari globali. Scrive Griffin:

“Sul mio PC è apparsa una pubblicità in cui Microsoft dichiara che 2 miliardi di persone in tutto il mondo non usufruiscono di servizi bancari  e che Microsoft Cloud sta contribuendo a portare i servizi bancari a ciascuna di queste persone attraverso canali e tecnologie mobili”

L’anno scorso, scrive Griffin, il Mobile Ecosystem Forum (MEF), ha pubblicato la sua terza relazione annuale sul Mobile Money, risultato dallo studio di 15.000 utenti di telefonia mobile in 15 paesi. Il rapporto MEF ha rilevato che il 69% degli utenti di telefonia mobile hanno utilizzato il telefono per svolgere una qualsiasi attività bancaria e il 66% utilizza il proprio dispositivo per effettuare una qualche forma di transazione, confermando l’andamento in crescita del mobile banking e del mobile commerce.

Con l’avvento degli smartphone a basso costo e con l’introduzione di tecnologie di pagamento semplici e multi-device (che lavorano su telefoni non-smart) gli ostacoli al mobile money si sono ulteriormente ridotti.

E qui viene il bello… Gli Emirati Arabi hanno la più elevata penetrazione di smartphone, il 78%! La Nigeria è al 28%, il Kenya è al 26% mentre l’India è al 12%. Guardando questi dati, verrebbe da pensare che il mobile payment ed il mobile money non rappresentino una minaccia per il sistema bancario tradizionale. Tuttavia, se si confrontano questi tassi con la percentuale della popolazione che usa un telefono cellulare (non per forza smart) si può cominciare a capire perché l’industria del denaro mobile stia crescendo velocemente: Emirati Arabi 200%, Nigeria 94,5%, Kenya 71,3% ed India 79%). Nel solo Kenya, il sistema M-Pesa (una piattaforma di mobile money di proprietà di Safaricom e Vodafone) è utilizzato da oltre il 70% della popolazione e continua a crescere.

Il mobile money ha diversi significati nelle diverse aree geografiche del mondo. Nei cosiddetti mercati sviluppati i “portafogli mobili” (mobile wallets) si stanno diffondendo. L’utilizzo di Apple Pay, Samsung Pay e altri servizi simili, come il sistema Beam negli Emirati Arabi, sono visti come opportunità di crescita.

Nei mercati in via di sviluppo come il Kenya, l’India e il Pakistan, l’uso di servizi come M-Pesa e MShwari (piattaforma per ottenere prestiti: mobile loan), sono ormai onnipresenti. Dove le questioni di sicurezza e di fiducia sono importanti per la serenità delle persone e dove un numero crescente di individui non trasporta più denaro liquido, i pagamenti per oggetti e servizi di uso quotidiano vengono effettuati mediante i dispositivi mobili.

Nei mercati di punta della telefonia mobile, il quadro è molto chiaro. Servizi come M-Pesa e Fundamo hanno scatenato una rivoluzione per il mobile money in Africa e in Asia. Ampie fasce della popolazione non dispongono di servizi bancari, ma utilizzano correntemente il telefono cellulare per accedere ai servizi di mobile money e di pagamento di beni materiali, pagare le bollette, trasferire il denaro P2P (da persona a persona) o accedere a beni e servizi digitali. Questi servizi rappresentano, già oggi, una vera e propria e minaccia per le banche così come le conosciamo. Se ci proiettiamo nel futuro di 10 anni, vedremo la maggior parte della popolazione usare i dispositivi mobili per effettuare transazioni che erano in precedenza gestiti dal sistema bancario. Il denaro, come lo conosciamo oggi, diventerà un ricordo del passato.

Ampie fasce della popolazione non dispongono di servizi bancari, ma utilizzano correntemente il telefono cellulare per accedere ai servizi di mobile money e di pagamento di beni materiali, pagare le bollette, trasferire il denaro P2P (da persona a persona) o accedere a beni e servizi digitali. 

Le banche sono state lente a rispondere alla minaccia delle Telco e solo recentemente sono apparse strategie di attacco agli operatori telefonici in alcuni mercati asiatici. Griffin dichiara che a sua conoscenza, ci sono almeno otto banche che hanno lanciato, o stanno per lanciare, la loro offerta mobile money cellulare attraverso un accordo con una Telco. Il futuro, quindi, almeno nei mercati in crescita, è nelle mani dei consumatori.

Ecco i suggerimenti di Griffin alle banche che vogliono sopravvivere all’imminente tsunami delle Telco:

  • Non ignorare le società di telecomunicazioni. Le Telco, infatti, stanno inseguendo i potenziali clienti con offerte amichevoli, sicure e convenienti.
  • Innovare la capacità di offerta al cliente. Pensare a nuovi modi per aiutare i clienti con prodotti e servizi amichevoli, facili da usare “sempre e ovunque”.
  • Controllare il canale di distribuzione. In questo momento, le società di telecomunicazioni gestiscono i propri clienti perché controllano la distribuzione del servizio attraverso la loro rete. Trovare modi per accedere direttamente al cliente senza fare affidamento su un intermediario costoso.
  • Prepararsi ai cambiamenti che interverranno nella regolamentazione. Anche se oggi può essere difficile per le società di telecomunicazioni rubare clienti alle banche, non sarà così per sempre.
  • Comprendere meglio i clienti. Utilizzare i dati, analizzare gli andamenti e le tendenze e soprattutto utilizzare le strategie d’impresa, per offrire alla base di clienti che già si possiede servizi affidabili, convenienti e utili. Non conviene mai voler essere tutto per tutti.

Prendetevi un momento e immaginate un futuro in cui, al posto di una banca nazionale, si utilizza PayPal, Square, Apple, Google o Amazon per tutte le esigenze connesse con i servizi finanziari.

Per quelli di noi che hanno più di 50 anni, l’idea di ricorrere a una qualsiasi di queste società, piuttosto che a un marchio bancario di fiducia sembra risibile e, soprattutto, rischioso. Ma se sei un “millennial” – cioè qualcuno nato tra gli anni ’80 ed il 2000 (una generazione che ammonta a 84 milioni di soggetti nei soli Stati Uniti), questo scenario probabilmente non ti sembra inverosimile. La società di consulenza creativa Scratch (una divisione di Viacom), per tre anni ha intervistato 10.000 millennials di 73 aziende in 15 settori industriali, arrivando alla conclusione che il 73 % di questa generazione sarebbe più attratto da un’offerta di servizi finanziari di una di queste cinque società che dalla propria banca nazionale.

Liberamente adattato dall’articolo “Should Banks be Scared of Telcos?” (clicca sul link) di  Nicholas Griffin, Allen International. 28 marzo 2016.


© Armando Mauro 2016 per FORMARICERCA

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