Perché RIS3 Campania è importante per i professionisti

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RIS3 Campania

Perché RIS3 Campania è importante per i professionisti?

RIS3 – Smart Specialization Strategy Campania 2014-2020. Le regioni d’Europa si confrontano in un contesto altamente competitivo e in continua evoluzione.

La complessità ambientale e la competitività dei sistemi a livello internazionale, da un lato, e la necessità di raggiungere condizioni di leadership industriale e livelli di eccellenza nella ricerca, dall’altro, impongono alle regioni, opportunamente coordinate a livello centrale, di sviluppare percorsi che – basati sulle competenze distintive e sulle risorse specifiche del territorio di riferimento ed in un’ottica di integrazione complementare con quelli di altri territori comunitari – si caratterizzino per:

  • obiettivi strategici basati sulla conoscenza a livello regionale e concentrati rispetto a fondamentali priorità, sfide ed esigenze di sviluppo (priority setting), verso cui orientare gli investimenti nell’ottica di supportare una specializzazione scientifico-tecnologica del sistema della ricerca, integrabile e trasversale, ed il riposizionamento competitivo del sistema produttivo lungo le traiettorie tecnologiche europee, ai fini dell’ottenimento di un vantaggio comparato in specifici ambiti della catena del valore globale;
  • policies in grado di valorizzare i punti di forza, i vantaggi competitivi e il potenziale di eccellenza della regione (competence based), finalizzati a garantire il raggiungimento di una massa critica di risorse e competenze di sviluppo per competere a livello internazionale in coerenza con le priorità sopra definite;
  • azioni in grado di supportare l’innovazione tecnologica, combinando la valorizzazione del sistema della ricerca regionale (knowledge based research) e lo sviluppo della capacità innovativa delle imprese (technology based research), anche attraverso il sostegno a processi di entrepreneur discovery e all’affermazione di aggregazioni stabili, efficienti e qualificate a governare i processi di innovazione in un’ottica di filiera tecnologica (technological cluster);
  • meccanismi di diffusione e divulgazione, promozione e sensibilizzazione in grado di assicurare una piena inclusione e compartecipazione dei soggetti coinvolti nelle diverse fasi del processo di innovazione (open innovation system), dall’esplicitazione dei fabbisogni a quelle di utilizzo della conoscenza (user driven approach);
  • strumenti in grado di assicurare il monitoraggio continuo dell’azione di intervento pubblico e una valutazione ex ante, in itinere ed ex post, della convenienza e validità delle scelte effettuate, oltre che di definire possibili percorsi di upgrading al fine di migliorare i meccanismi di incentivazione ed introdurre meccanismi di incentivazione ed introdurre meccanismi di premialità per le attività di R&S.
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Sviluppo Professionale

Dalle condizioni abilitanti ai percorsi di sviluppo competitivo

Sono le su citate condizioni che concorrono a caratterizzare, in modo intelligente e secondo un vincolo di specializzazione, i percorsi di sviluppo regionale volti a favorire le condizioni idonee a sostenere la competitiva tecnologica delle imprese (Industrial Leadership) e costruire competenze scientifico-tecnologiche distintive (Excellent Science) in linea con una crescita sostenibile dell’economia della conoscenza fondata sulla collaborazione tra gli attori e una coevoluzione nelle varie dimensioni della vita sociale rispetto alle principali sfide globali (Societal Challenges).

Dal punto di vista metodologico, tale approccio presuppone:

1. la definizione dei domini tecnologico-produttivi ovvero la caratterizzazione dei settori produttivi strategici per la crescita regionale ed il loro raccordo con le conoscenze tecnico-scientifiche regionali, al fine di valorizzare le eccellenze in contesto produttivi rilevanti, evitare le duplicazioni, favorire la disseminazione incrociata e ridurre il rischio che i processi di innovazione non trovino effettiva applicazione per il mercato (death valley);

2. la definizione del posizionamento di ciascun dominio produttivo-tecnologico rispetto, da un lato, alla relativa criticità per la competitività regionale, allo sviluppo di tecnologie abilitanti e alla capacità di risposta alle sfide sociali locali e, d’altro, rispetto agli sviluppi attesi della catena del valore globale in cui lo stesso dominio si inerisce, al fine di difendere e valorizzare i vantaggi competitivi posseduti e/o perseguire determinate potenzialità di sviluppo imprenditoriale;

3. l’orientamento intelligente dei processi di innovazione verso obiettivi di rafforzamento competitivo e diversificazione produttiva, in un‘ottica di comparazione internazionale, così rispondendo alle sfide di medio-lungo periodo delineate da EUROPA 2020.

(estratto dal Rapporto Priorità Tecnologiche Regionali Campania 2014 2020)
(fonte: http://burc.regione.campania.it)

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Sviluppo Professionale

Progettazione Universale. La diversità nella progettazione

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raffaele-puzio-progettazione-universaleSiamo lieti di ospitare l’intervento di Raffaele Puzio – dottore in Scienze dell’Architettura e Referente CGIL per le disabilità – sul tema della progettazione universale come metodologia che garantisce l’accesso a servizi e prodotti, senza alcuna discriminazione tra diverse categorie sociali ed umane.

 


progettazione-universale
© Imagineer remodeling

Progettare per tutti, ovvero la diversità nella progettazione

La progettazione universale – intesa come pensare e progettare per tutti – in qualche modo si riferisce ad un metodo progettuale che prevede un’attenzione più mirata sul tema dell’accessibilità ad ogni categoria di persona, quindi non solo alle persone con disabilità. Se ci cimentiamo in una ricerca su internet può essere molto utile sapere che l’architetto Ronald L. Mace, della North Carolina State University, assieme ad un gruppo di collaboratori coniò il termine “Universal design” per descrivere il concetto di progettazione ideale di tutti i prodotti e gli ambienti artificiali, tali che siano piacevoli e fruibili, per quanto possibile da tutti, indipendentemente dalla loro età, capacità e/o condizione sociale.

Progettare per tutti ha una forte valenza sociale, pensate ai benefici che la società stessa può trarre da una qualunque soluzione universale o, se vogliamo rappresentare una visione più “umanistica”, soluzione “ideale”: si innescano con maggior facilità e semplicità meccanismi virtuosi che consentono anche una reale e concreta partecipazione alla vita collettiva delle persone a vario titolo coinvolte.

In un libro pubblicato dal Ministero spagnolo della Pubblica Istruzione, Affari Sociali e Sport, vengono elencati alcuni oggetti comunemente annoverati tra quelli che in qualche modo sono considerati come “progettati per tutti”: lo spazzolino elettrico, la porta automatica, il trolley ovvero la valigia con le ruote, la cannuccia flessibile, l’audiobook e così via.

Se pensiamo al rapporto che abbiamo con ogni oggetto sopraelencato, ci rendiamo conto che non immediatamente percepiamo che è frutto di una modalità di progettazione universale e, di conseguenza, non riusciamo ad immaginare nell’immediato i benefici di cui ho accennato, ad esempio in termini di partecipazione alla vita collettiva; invece occorre riflettere a tutto campo e soprattutto immaginare ogni soluzione in una progettazione che non si conclude semplicemente al raggiungimento del risultato stesso, ma al contrario che si proietta in un futuro che ci riserverà ulteriori soluzioni, verso dunque una progettazione universale anche nel tempo.

Anche qui proverò ad elencare gli esempi, per descrivere come la progettazione proiettata nel tempo abbia una sua valenza sociale: la porta automatica ha semplicemente offerto alle persone anche la proiezione di come un ambiente può essere ripensato con tecnologie assistive che aiutano le persone ad avere una vita autonoma e indipendente, l’audiobook ha consentito ad un ampio strato di popolazione l’accesso alla cultura, e non solo, altrimenti compromesso per vari fattori ovvero per quelle che definisco le “barriere” invisibili come l’inaccessibilità dei testi alle persone con disabilità visiva, ma anche alle persone che vivono una condizione di disagio sociale che per esempio non comprano libri e scoprono la cultura proprio tramite gli oggetti tecnologici ormai diventati quasi beni di prima necessità.

Con queste semplificazioni in tema di progettazione universale, credo sia ben chiaro come immaginare e pensare soluzioni per le persone con disabilità, in un contesto di progettazione universale, significa proiettare le idee verso una piena e consapevole inclusione globale delle persone che vivono sul nostro pianeta. Per questa ragione ritengo fondamentale, se non addirittura imprescindibile, conoscere i principi e anche il “percorso” che ha consentito la stesura della cosiddetta Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità – oggi Legge dello Stato Italiano n.18/09.

Conoscere non solo i principi, ma anche lo sforzo collettivo che sta dietro questo importante risultato, significa conoscere esattamente come si è cercato in tutti i modi di elaborare proposte e strategie affinché le persone, non solo quelle con disabilità, siano messe nelle condizioni di poter vivere dignitosamente e quindi aver accesso a soluzioni ideali per poter partecipare alle fasi della vita sia individuale che collettiva.

per “progettazione universale” si intende la progettazione di prodotti, strutture, programmi e servizi utilizzabili da tutte le persone, nella misura più estesa possibile, senza il bisogno di adattamenti o di progettazioni specializzate. La “progettazione universale” non esclude dispositivi di sostegno per particolari gruppi di persone con disabilità ove siano necessari.
(Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, art.2)

Dunque, estendere a tutti le soluzioni consente di poter estendere intrinsecamente il principio che tutti siamo nelle condizioni di partecipare, con le proprie caratteristiche e i propri interessi, in pari opportunità, portandoci ad un livello in cui la diversità diventa uno dei tanti “fattori” già inclusi nella cosiddetta coscienza, sia individuale che collettiva. Infatti non è mistero che, al giorno d’oggi, la progettazione ha sempre preso come modello di riferimento non i fattori che caratterizzano la vita collettiva, ma presunti “standard” individuali e collettivi che, al contrario, implicitamente considerano la diversità come fattore di disturbo e non qualificante. Uno studioso napoletano ha teorizzato addirittura l’esigenza di dover progettare passando dalla fase dell’uomo “vitruviano” a quella che lui definisce, senza mezzi termini, la cosiddetta teoria dell’uomo “a-vitruviano”, come elemento di costruzione di una società ideale.

Anche qui proverò a raccontare, con un esempio emblematico, di come spesso soluzioni straordinarie che hanno letteralmente appassionato schiere di persone, purtroppo raccontano come ci sia molto da lavorare; penso alle bellissime stazioni della nuova metropolitana di Napoli, definita metro dell’Arte, come quella, definita addirittura una delle più belle del mondo, la stazione Toledo progettata dall’architetto Oscar Tusquets.

Incuriosito dai tanti premi, citazioni, menzioni d’onore e così via, ho provato ad approfondire le motivazioni dei presunti meriti di tale stazione: tra le varie cito quella molto interessante che vede riconosciuto alla stazione citata il premio International Tunnelling Association, ovvero quello comunemente definito come l’Oscar delle opere in sotterraneo, per la categoria “Uso innovativo degli spazi”.

Clicca qui per vedere l’attribuzione a Napoli come sede del Tunnelling Congress 2019.

La stazione Toledo è un esempio unico di museo decentrato”, scrive l’associazione che ha conferito il premio, “che offre una fruizione dinamica delle creazioni degli artisti, dando ai cittadini la possibilità di viaggiare lungo un itinerario artistico aperto”. E ancora, cito testualmente, la recensione che ha contribuito all’assegnazione del premio: la spettacolare scenografia pensata nei toni del blu,  del nero e dell’ocra – il mare, la terra e il tufo – dischiude riferimenti al paesaggio e all’architettura locali, procedendo per diversi livelli d’immersione e giocando con la rifrangenza luminosa grazie ai vari interventi musivi: dalle ampie superfici azzurre, affidate alle micro tessere dell’azienda Bisazza, ai mosaici di William Kentridge, con riferimenti ai miti mediterranei, al Vesuvio, all’iconografia napoletana. Perfettamente integrati i light box con pannelli lenticolari di Bob Wilson, in cui rivivono le onde del mare.

Sicuramente, arrivati fin qui, sarete incuriositi dal cercare quali presunti “errori” ci siano nella progettazione di questa stazione se si considera che, e chi ha avuto il piacere di entrare in questa stazione lo avrà sicuramente notato, l’accessibilità è garantita grazie a comodi ascensori che portano direttamente alla banchina dove passano i treni.

Ecco, per parafrasare in modo ironico la recensione dell’associazione che ha premiato tale stazione potremmo dire che le persone che, per vari motivi, non possono fruire delle scale mobili, le uniche che consentono il cosiddetto “itinerario artistico aperto”, sono tutto sommato destinatarie di un “itinerario diretto senza distrazioni” che l’arte stessa potrebbe creare alle persone che vorrebbero prendere la metro.

Dunque con estrema sintesi una progettazione universale avrebbe dovuto, potete ben immaginare, costruire un itinerario artistico aperto inteso come fruibile e accessibile a chiunque, altrimenti la parola “aperto” rischia di diventare un concetto purtroppo “ingannevole”.

Una rivoluzione metodologica

Le “aree” di intervento sono innumerevoli, chiaramente gli esempi finora esposti ci danno la misura non tanto delle necessità di intervenire affinché vengano ricercate soluzioni coerenti ma sono indicativi dell’importanza di un radicale cambiamento culturale che vada oltre le semplici soluzioni adottate; una sorta di rivoluzione che in qualche modo ricalchi le forti spinte al cambiamento alla quale, direttamente o indirettamente, abbiamo assistito nei decenni trascorsi.

Pensate all’istruzione obbligatoria e gratuita introdotta in Italia dopo un periodo travagliato; senza dilungarci in una analisi storica sul come è stato normato il diritto all’istruzione, sicuramente è nota a tutti la portata straordinaria che ha consentito l’obbligo scolastico di poter far uscire dall’analfabetismo una parte considerevole di cittadini consentendo loro di non essere letteralmente “schiavi” essendo in pratica incapaci di “decifrare l’ambiente e partecipare alla società in cui vive” (citando la definizione dell’Unesco sull’analfabetismo).

Dunque immaginare di estendere l’accesso all’istruzione a tutte le persone, nessuna esclusa, è un processo e progetto al tempo stesso universale e rivoluzionario: universale perché si immagina di mettere in campo tutte le soluzioni affinché l’istruzione sia alla portata di tutti, rivoluzionario perché il risultato sarà uno stravolgimento di tutti i meccanismi che regolano la società, con un processo a catena che spingerà le persone a immaginare nuove e sempre più complesse rivoluzioni progettuali (che rimanda in qualche modo al concetto di progettazione universale nel tempo).

C’è un aneddoto che mi piace ricordare quando si parla di progettazione universale e di accesso alla cultura ovvero all’istruzione. Non molti anni fa, nelle stazioni e negli autobus comparvero le cosiddette macchine “obliteratrici”, un sistema all’epoca innovativo che consentiva alle persone di poter in qualche modo certificare l’aver adempiuto l’obbligo di acquisto e utilizzo del biglietto di trasporto senza dover rivolgersi al personale di bordo o ai cosiddetti controllori. Se si ricorda i biglietti riportavano la scritta che recitava più o meno così: “Occorre obliterare il biglietto negli appositi spazi delle obliteratrici”. In quei tempi, racconta chi li ha vissuti, tale innovazione e tali scritte erano poco familiari, tali da creare addirittura in qualche situazione un certo imbarazzo per chi non era avvezzo a tali termini: provando a cimentarci come in un “gioco” potremmo immaginare come una progettazione universale avrebbe potuto fornirci la soluzione, io credo che paradossalmente più che utilizzare frasi “semplificate” sarebbe stato lungimirante affiancare alle frasi complesse una spiegazione più semplificata ottenendo il duplice scopo di informare sull’utilizzo corretto dei biglietti e formare le persone ad una maggiore familiarità con parole/concetti più complessi …in pratica un po’ come succede al giorno d’oggi con l’utilizzo degli smartphone e/o tablet dove, al fianco dei manuali che utilizzano terminologie complesse, quasi sempre troviamo foglietti illustrativi anche con immagini, che aiutano le persone ad utilizzare questi strumenti senza troppa difficoltà.

Chiaramente, la progettazione universale non va confusa con il concetto di semplificazione, semmai la semplificazione è un concetto che va introdotto affinché la progettazione sia coerente con l’obiettivo di essere universale. Questa precisazione sento di doverla fare, perché istintivamente siamo portati a pensare che il risultato della progettazione universale sia proprio quella di semplificare gli atti quotidiani della vita, come succede in moltissimi casi, con però il risultato paradossale di proiettare le nostre conquiste e il nostro progresso verso una sorta di “annullamento” delle diversità, delle capacità di ogni singolo individuo, in una omologazione di massa che non sempre porta benefici.

L’esempio emblematico è quello dei bambini che utilizzano con naturalezza tablet e altri congegni elettronici, utilizzo che nella loro età adulta consentirebbe di aver ancor più dimestichezza con nuove conquiste tecnologiche, ma che al contrario impoverisce il livello cognitivo e anche manuale delle proprie capacità (anche se altre teorie sottolineano che tale utilizzo svilupperebbe un approccio multi streaming ai problemi logistici); in questo caso mi limito a sottolineare che ogni conquista o soluzione dovrebbe comunque essere “contestualizzata” ovvero tener conto dell’ambiente e del contesto sociale nella quale intervengono, perché il progresso o lo sviluppo della nostra società deve comunque essere eticamente e socialmente sostenibile affinché i benefici siano rispettosi dell’intero genere umano.

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Concludo citando una ultima interessantissima conquista che già sta facendo discutere la comunità internazionale: la prevista fabbricazione delle cosiddette “Google Cars”, ovvero le “autovetture autonome” o anche più semplicemente le “auto senza pilota”.

Senza dilungarci sugli aspetti tecnici di questa nuova invenzione, mi soffermerò sull’idea che ha spinto a ricercare questa soluzione che, semplificando i concetti, non fa altro che ricalcare l’eterno dibattito tra l’uso del mezzo pubblico e l’uso dell’auto: se a favore del mezzo pubblico ci sono gli aspetti economici, ma anche sociali (il poter dialogare, svolgere altre attività come leggere e scrivere, e così via), a favore dell’auto ci sono, ovviamente, il tema della libertà di orari, di movimenti e anche di maggiore privacy. La novità della progettazione delle autovetture autonome, mettendo da parte il tema della sicurezza che merita un approfondimento più articolato, sta nel fatto che inserisce un elemento che formalmente non è “pensato” nelle progettazioni delle auto con pilota e che non si trova in tutti i mezzi pubblici, esattamente il tema dell’universalità di tale soluzione, non a caso nelle presentazioni dei prototipi, le prime google cars si rivolgono particolarmente nei confronti delle persone con difficoltà di movimento (anziani, disabili, ecc) o persone che, per varie ragioni, non possono dedicarsi alla guida.

Purtroppo il dibattito su questa importante conquista, ancora una volta, non ha preso in considerazione la necessità di dare una chiave di lettura sociale non legata a parametri economici (il risparmio sul tempo, il poter dedicarsi agli “affari”, ecc), ma semmai legata al valore delle relazioni umane come assume ad esempio la possibilità di far uscire dal proprio isolamento innumerevoli persone. Non a caso una riflessione che spaventa molto è quella che se si è in grado di poter progettare autovetture autonome, il prossimo passo dovrebbe essere quello di progettare postazioni di lavoro altrettanto autonome, relegando la progettazione universale ad un concetto non al servizio dell’umanità ma addirittura alla eliminazione delle caratteristiche principali dell’umanità stessa.

Dunque l’invito che mi sento di fare è quello di appassionarsi alla progettazione universale caratterizzandolo da quello che definisco l’umanesimo delle progettazioni universali per parafrasare la definizione dell’umanesimo delle macchine.

©2016 – Raffaele Puzio
©2016 – Consorzio Forma a r.l.

Fonte dell’immagine del titolo “Imagineer Remodeling” (clicca qui per collegarti al sito)

Banche e Telco. La guerra è cominciata

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I piani di Google, Apple e Amazon per vendere servizi di deposito finanziario ad elevata redditività in cambio di informazioni sugli stili di consumo e di acquisto

L’occasione per riflettere sulle battaglie in atto tra banche e industrie delle telecomunicazioni (Telco) mi si è presentata in un recente viaggio in Svizzera. Mentre sorbivo un buon the nero indiano, ho ascoltato un’intervista radiofonica che descriveva i piani di Google, Apple e Amazon per vendere servizi di deposito finanziario ad elevata redditività in cambio di informazioni sugli stili di consumo e di acquisto che saranno utilizzate per vendere servizi di pubblicità alle aziende e per influenzare la domanda con strumenti di marketing. E’ verosimile che il tutto sarà anche finalizzato a promuovere canali preferenziali per gli acquisti diretti.

Tornato a Napoli, nelle letture del mattino mi sono imbattuto nell’articolo di Nicholas Griffin (vedi link in basso), un influente commentatore delle strategie e delle evoluzioni dei sistemi finanziari globali. Scrive Griffin:

“Sul mio PC è apparsa una pubblicità in cui Microsoft dichiara che 2 miliardi di persone in tutto il mondo non usufruiscono di servizi bancari  e che Microsoft Cloud sta contribuendo a portare i servizi bancari a ciascuna di queste persone attraverso canali e tecnologie mobili”

L’anno scorso, scrive Griffin, il Mobile Ecosystem Forum (MEF), ha pubblicato la sua terza relazione annuale sul Mobile Money, risultato dallo studio di 15.000 utenti di telefonia mobile in 15 paesi. Il rapporto MEF ha rilevato che il 69% degli utenti di telefonia mobile hanno utilizzato il telefono per svolgere una qualsiasi attività bancaria e il 66% utilizza il proprio dispositivo per effettuare una qualche forma di transazione, confermando l’andamento in crescita del mobile banking e del mobile commerce.

Con l’avvento degli smartphone a basso costo e con l’introduzione di tecnologie di pagamento semplici e multi-device (che lavorano su telefoni non-smart) gli ostacoli al mobile money si sono ulteriormente ridotti.

E qui viene il bello… Gli Emirati Arabi hanno la più elevata penetrazione di smartphone, il 78%! La Nigeria è al 28%, il Kenya è al 26% mentre l’India è al 12%. Guardando questi dati, verrebbe da pensare che il mobile payment ed il mobile money non rappresentino una minaccia per il sistema bancario tradizionale. Tuttavia, se si confrontano questi tassi con la percentuale della popolazione che usa un telefono cellulare (non per forza smart) si può cominciare a capire perché l’industria del denaro mobile stia crescendo velocemente: Emirati Arabi 200%, Nigeria 94,5%, Kenya 71,3% ed India 79%). Nel solo Kenya, il sistema M-Pesa (una piattaforma di mobile money di proprietà di Safaricom e Vodafone) è utilizzato da oltre il 70% della popolazione e continua a crescere.

Il mobile money ha diversi significati nelle diverse aree geografiche del mondo. Nei cosiddetti mercati sviluppati i “portafogli mobili” (mobile wallets) si stanno diffondendo. L’utilizzo di Apple Pay, Samsung Pay e altri servizi simili, come il sistema Beam negli Emirati Arabi, sono visti come opportunità di crescita.

Nei mercati in via di sviluppo come il Kenya, l’India e il Pakistan, l’uso di servizi come M-Pesa e MShwari (piattaforma per ottenere prestiti: mobile loan), sono ormai onnipresenti. Dove le questioni di sicurezza e di fiducia sono importanti per la serenità delle persone e dove un numero crescente di individui non trasporta più denaro liquido, i pagamenti per oggetti e servizi di uso quotidiano vengono effettuati mediante i dispositivi mobili.

Nei mercati di punta della telefonia mobile, il quadro è molto chiaro. Servizi come M-Pesa e Fundamo hanno scatenato una rivoluzione per il mobile money in Africa e in Asia. Ampie fasce della popolazione non dispongono di servizi bancari, ma utilizzano correntemente il telefono cellulare per accedere ai servizi di mobile money e di pagamento di beni materiali, pagare le bollette, trasferire il denaro P2P (da persona a persona) o accedere a beni e servizi digitali. Questi servizi rappresentano, già oggi, una vera e propria e minaccia per le banche così come le conosciamo. Se ci proiettiamo nel futuro di 10 anni, vedremo la maggior parte della popolazione usare i dispositivi mobili per effettuare transazioni che erano in precedenza gestiti dal sistema bancario. Il denaro, come lo conosciamo oggi, diventerà un ricordo del passato.

Ampie fasce della popolazione non dispongono di servizi bancari, ma utilizzano correntemente il telefono cellulare per accedere ai servizi di mobile money e di pagamento di beni materiali, pagare le bollette, trasferire il denaro P2P (da persona a persona) o accedere a beni e servizi digitali. 

Le banche sono state lente a rispondere alla minaccia delle Telco e solo recentemente sono apparse strategie di attacco agli operatori telefonici in alcuni mercati asiatici. Griffin dichiara che a sua conoscenza, ci sono almeno otto banche che hanno lanciato, o stanno per lanciare, la loro offerta mobile money cellulare attraverso un accordo con una Telco. Il futuro, quindi, almeno nei mercati in crescita, è nelle mani dei consumatori.

Ecco i suggerimenti di Griffin alle banche che vogliono sopravvivere all’imminente tsunami delle Telco:

  • Non ignorare le società di telecomunicazioni. Le Telco, infatti, stanno inseguendo i potenziali clienti con offerte amichevoli, sicure e convenienti.
  • Innovare la capacità di offerta al cliente. Pensare a nuovi modi per aiutare i clienti con prodotti e servizi amichevoli, facili da usare “sempre e ovunque”.
  • Controllare il canale di distribuzione. In questo momento, le società di telecomunicazioni gestiscono i propri clienti perché controllano la distribuzione del servizio attraverso la loro rete. Trovare modi per accedere direttamente al cliente senza fare affidamento su un intermediario costoso.
  • Prepararsi ai cambiamenti che interverranno nella regolamentazione. Anche se oggi può essere difficile per le società di telecomunicazioni rubare clienti alle banche, non sarà così per sempre.
  • Comprendere meglio i clienti. Utilizzare i dati, analizzare gli andamenti e le tendenze e soprattutto utilizzare le strategie d’impresa, per offrire alla base di clienti che già si possiede servizi affidabili, convenienti e utili. Non conviene mai voler essere tutto per tutti.

Prendetevi un momento e immaginate un futuro in cui, al posto di una banca nazionale, si utilizza PayPal, Square, Apple, Google o Amazon per tutte le esigenze connesse con i servizi finanziari.

Per quelli di noi che hanno più di 50 anni, l’idea di ricorrere a una qualsiasi di queste società, piuttosto che a un marchio bancario di fiducia sembra risibile e, soprattutto, rischioso. Ma se sei un “millennial” – cioè qualcuno nato tra gli anni ’80 ed il 2000 (una generazione che ammonta a 84 milioni di soggetti nei soli Stati Uniti), questo scenario probabilmente non ti sembra inverosimile. La società di consulenza creativa Scratch (una divisione di Viacom), per tre anni ha intervistato 10.000 millennials di 73 aziende in 15 settori industriali, arrivando alla conclusione che il 73 % di questa generazione sarebbe più attratto da un’offerta di servizi finanziari di una di queste cinque società che dalla propria banca nazionale.

Liberamente adattato dall’articolo “Should Banks be Scared of Telcos?” (clicca sul link) di  Nicholas Griffin, Allen International. 28 marzo 2016.


© Armando Mauro 2016 per FORMARICERCA

Consorzio FORMA
Sito: www.consorzioforma.it
Blog: www.daiformaltuofuturo.com
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Tel: 0815635626

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La comunicazione nell’Italia di Internet

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La cultura futura

In questo articolo riporto alcuni brevi stralci della recente indagine Treccani – CENSIS sulla trasmissione della Cultura nell’era digitale. Nel documento ho trovato dei concetti e delle considerazioni molto interessanti ed utili per chi si muove nel settore culturale.

Una delle attività primarie del Consorzio FORMA è seguire e monitorare le tendenze sociali, culturali ed economiche per offrire un ventaglio di servizi, innovativi ed efficaci, ai nostri utenti.

Pensiamo che una formazione moderna ed efficace debba necessariamente integrarsi con la ricerca e la comunicazione, per accompagnare il professionista in un percorso di sviluppo e consolidamento di competenze, non soltanto tecniche, ma anche strategiche e gestionali.

L’obiettivo del team del Consorzio FORMA è di fornire al professionista gli strumenti per comprendere e concentrarsi su ciò per cui i potenziali clienti si preoccupano di più, e trovare il giusto vantaggio, in un quadro di riferimento etico.

* * *

La Comunicazione è un fattore strategico del professionista di successo ed offre elementi di comprensione del presente e di intuizione del futuro, utili per elaborare strumenti e strategie efficaci di inserimento nel mercato.

La curiosità per il rapporto Treccani – Censis mi è venuta ascoltando le dichiarazioni che Massimo Bray, ex ministro alla cultura ed attuale direttore dell’Istituto Treccani, ha proposto al programma Fahrenheit di Radio 3. Eccone alcune:

“[…] La disintermediazione è un fenomeno visibile in tutti i campi, non solo nel digitale, ma nel mondo della comunicazione, della cultura, della politica…”

“[…] Con la possibilità che ci offre Internet, di portare “uno ad uno” la comunicazione, stiamo superando un corpo intermedio.”

“[…] È sbagliato mettere in contrapposizione la conoscenza che ci arriva attraverso il libro di carta e la conoscenza rintracciabile nel mondo digitale. Si tratta di strumenti utili finalizzati a ciò che dobbiamo avere a cuore: diffondere la conoscenza ed avvicinare le nuove generazioni alla lettura.”

“[…] Su Facebook, stiamo riuscendo a ricreare quel senso di comunità che probabilmente anche la politica è incapace di creare.”

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Parole, concetti, categorie e riflessioni interessanti. Ho voluto realizzare, quindi, una selezione arbitraria di concetti e considerazioni tratti dal Rapporto Treccani – Censis, che il professionista, di qualsiasi settore e di qualsiasi livello, troverà utili per definire meglio le proprie Strategie comunicative, nel presente e nel futuro.

Here we go…

Italiani digitali, italiani tecnologici
[in Italia gli utenti di internet aumentano anno dopo anno e nel 2014 sono arrivati al 59% della popolazione di 16‐74 anni. Certo, con persistenti differenze geografiche: il 64% al Nord‐Est, al Nord‐Ovest e al Centro, il 50% al Sud, il 54% nelle isole. Certo, meno che negli altri Paesi europei, dove si arriva una incidenza degli utenti del web superiore al 90% in Lussemburgo, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia, e ci si attesta all’89% nel Regno Unito, all’82% in Germania, all’80% in Francia.
Ma è impressionante il grande balzo in avanti della spesa delle famiglie italiane per acquistare dotazioni tecnologiche. Tra il 2007 (l’anno prima dell’inizio della crisi) e il 2014, la voce “telefonia” ha più che raddoppiato il suo peso nelle spese degli italiani (+145,8%), mentre nello stesso arco di tempo i consumi complessivi flettevano del 7,5% e la spesa per l’acquisto dei libri crollava del 25,3%. La quota di possessori di smartphone abilitati alle connessioni mobili è lievitata di 10 punti percentuali solo nell’ultimo anno.]

 

Multitasking
[L’abitudine al multitasking può indebolire la capacità mnemonica e di attenzione prolungata, al punto da proiettarci in uno stato di attenzione parziale continua, non soltanto per la possibilità di essere raggiunti in ogni momento, ovunque ci troviamo, da e‐mail e messaggi istantanei, ma anche per il numero crescente di notifiche automatiche da cui siamo raggiunti grazie ai lettori di feed, gli aggregatori di notizie, i social network, ecc.   Prevale, inoltre, una sensazione di annullamento dello spazio e del tempo indotta dalla familiarità con gli strumenti telematici. Possiamo raggiungere chiunque, ovunque si trovi, e possiamo ottenere qualunque informazione in un batter d’occhio; di conseguenza ci abituiamo ad avere una risposta immediata a ogni nostra richiesta, ma anche a reagire istantaneamente a ogni stimolo che proviene dal mondo: non si annulla solo il tempo di attesa esterno, ma anche quello di risposta del foro interno.]

Pagina stampata o schermo?
[Quando i messaggi passano attraverso lo schermo, inevitabilmente gli elementi emotivi hanno la meglio su quelli cognitivi, la reazione immediata come riflesso condizionato (dunque come pregiudizio) ha il sopravvento sulla riflessione mediata di tipo intellettuale (il giudizio), la percezione del reale come istante presente (affermazione del sé) prende il posto della elaborazione del proprio essere nel tempo (responsabilità verso gli altri).]

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Testi infiniti, autori plurimi e sconosciuti…
[Con ciò cambiano anche le risorse stesse della cultura: ora i testi diventano “aperti”, cioè non più completi e definitivamente compiuti, protetti, vincolati a una inequivocabile imputazione di responsabilità dell’autore, bensì continuamente soggetti a possibili integrazioni, revisioni, manipolazioni. Il che implica una metamorfosi del concetto stesso di autore, che ora diviene plurimo e anonimo.]

Nomadismi ed autoreferenzialità
[tendenzialmente, all’ubiquità dei media digitali corrisponde la prassi del “nomadismo” mediatico: si può saltare da un mezzo all’altro con grande fluidità, i canali di accesso risultano moltiplicati, si afferma uno schema di esplorazione conoscitiva “per deriva”, in cui la gerarchizzazione delle fonti appare superata, perché conta di più il gioco di rimandi, così come la prassi dell’autoassemblaggio delle nozioni mette in crisi la tradizionale autorevolezza dell’autore.
Questa tendenza rende sempre più marginale la funzione di “filtro” delle informazioni e delle nozioni svolta dalle aziende editoriali e dalle istituzioni culturali. Fino ad arrivare alla possibilità – complici vli algoritmi di Google – di costruirsi un percorso talmente personale da rendere i media non delle finestre da cui affacciarsi sul mondo, bensì degli specchi in cui ammirare un paesaggio fatto a propria immagine, in cui sono riflesse solo notizie e nozioni che si adeguano alle nostre convinzioni e aspettative, sancendo così il trionfo dell’autoreferenzialità.]

Mutazioni
[C’è da chiedersi se non sia in atto una vera e propria mutazione antropologica legata ai processi di disintermediazione digitale penetrati anche nel campo della formazione della conoscenza:

‐  alla prassi della disintermediazione digitale corrisponde la propensione all’aggiramento dei tradizionali “garanti del sapere” (i maestri, gli autori, le biblioteche)?
‐  è concreto il rischio che, facendo ciò, si finisca per soprassedere ai doverosi “controlli di qualità” delle fonti e si finisca per ridimensionare l’autorità di figure fondanti del sapere, come l’insegnante, e di istituzioni culturali e agenzie formative, come la scuola e la casa editrice (che diventerebbero le “vittime” dirette dell’affermazione della prassi della disintermediazione digitale nel campo della cultura)?]

Pochi laureati
[In Italia abbiamo un tasso di laureati che, sebbene crescente nel tempo (+4,3% nell’ultimo decennio), è fermo al 15% della popolazione in età attiva (15‐64 anni), molto meno della media europea (25,8%), per non parlare dei valori di Paesi come Svezia (32,8%), Regno Unito (35,4%), Francia (29,7%).]

Pochi lettori
[Il numero di lettori è stabilmente basso (nell’ultimo anno solo il 41,4% della popolazione ha letto almeno un libro nel corso dell’anno), e non può essere di conforto il fatto che la quota di “lettori forti” (che hanno letto più di 12 libri l’anno) è pari al 14,3% ed è aumentata di 3 punti negli ultimi vent’anni, tanto da poter parlare di una deriva elitaria nella lettura dei libri.]

Molti non lettori
[La quota di non lettori (neanche un libro l’anno) in Italia è pari complessivamente al 56,5% della popolazione, resta alta (il 23,7%) anche tra i laureati, corrisponde a quasi la metà dei diplomati (il 46,9%).   Per concludere il quadro, bisogna rimarcare che negli ultimi dieci anni si è allargata la forbice generazionale: mentre le persone più avanti con gli anni leggono di più, in particolare gli ultrasessantenni (+6,2% tra i 60‐64enni nel periodo 2005‐2014 e +7,7% tra i 65‐74enni), tra i giovani la dinamica è di segno opposto (‐5,1% tra i 20‐24enni e ‐3,9% tra i 25‐34enni).]

Gli strumenti del sapere
[ il libro cartaceo è ancora il “dispositivo” del sapere più utilizzato con riferimento a diversi generi editoriali: per leggere romanzi, racconti, poesie (78,7%), saggi (71,9%), testi scolastici e universitari (67,1%), opere illustrate (59%). Ma ecco comparire la rottura di paradigma: per “sfogliare” guide turistiche si usa molto il pc (29,1%); ancora di più per consultare una enciclopedia (il 60,6% utilizza il pc, il 7,4% adopera il tablet, il 5,8% lo smartphone, contro il 18,7% che in questo caso usa testi cartacei); e tra chi interroga il dizionario, più della metà (il 56,2%) lo fa attraverso il video del computer, ben più di quanti (il 21,8%) usano ancora il vocabolario cartaceo.]

A chi credere
[La figura più rappresentativa della cultura è lo scienziato (viene indicato al primo posto dal 22,2% del campione), segno che il sapere scientifico ha assunto nel tempo una maggiore considerazione rispetto alle discipline umanistiche; ‐  ma segue subito dopo l’intellettuale (19,3%), poi il filosofo (15,7%) e la figura emblematica della trasmissione della conoscenza, cioè il maestro, l’insegnante (14,9%); ‐  le figure umanistiche, come lo scrittore (10,9%), il poeta (2,8%) o l’editore (2,8%), vengono successivamente.]

La disintermediazione ed il “fai da te”
[Il primato dell’informazione “fai da te”. Oggi le prime cinque fonti impiegate dagli italiani per informarsi sono: i telegiornali (utilizzati dal 76,5% della popolazione), i giornali radio (52%), i motori di ricerca su internet come Google (51,4%), le tv all news (50,9%) e Facebook (43,7%). L’utenza delle tv all news è aumentata del 34,6% rispetto al 2011, Facebook del 16,9%, le app per smartphone del 16,7%, YouTube del 10,9% e i motori di ricerca guadagnano il 10% dell’utenza di informazione. I mezzi cartacei (quotidiani, settimanali, mensili) vengono molto dopo, con quote di utenza intorno al 30% e in flessione nel tempo.]

Le fonti della conoscenza
[Si è definita, quindi, una nuova gerarchia delle fonti di informazione. Questa trasformazione è ancora più evidente se si considera l’impiego dei media informativi distribuito per classi d’età. Tra i più giovani al primo posto si colloca Facebook come strumento per informarsi (71,1%), al secondo posto Google (68,7%) e solo al terzo posto compaiono i telegiornali (68,5%), con YouTube che non si posiziona a una grande distanza (53,6%) e comunque viene prima dei giornali radio (48,8%), tallonati a loro volta dalle app per smartphone (46,8%). I lettori di giornali scendono inesorabilmente al 25,1%.]

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Ho riportato soltanto pochi elementi, per riflettere su come organizzare l’esistenza – e la sopravvivenza! – delle diverse agenzie culturali in questo nuovo ecosistema di trasmissione del sapere. Come sostiene Massimo Bray, si sta configurando un ruolo interessante per i nuovi strumenti di diffusione del sapere, i social. Ne riparleremo su questo Blog.

Intanto, consiglio vivamente il documento Treccani – Censis. Lo trovi a questo link

Buona lettura!

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© Armando Mauro 2016 per FORMARICERCA

Consorzio FORMA
Sito: www.consorzioforma.it
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email: info@consorzioforma.it
Tel: 0815635626

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Professionisti del territorio. Houston, abbiamo un problema…

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Piccole eccellenze o grandi mediocrità?
Noi scegliamo le prime!


HOUSTON, ABBIAMO UN PROBLEMA…

Ancora oggi, troppi professionisti del territorio NON ACQUISISCONO CONTRATTI, con committenti pubblici e privati, perché NON sanno come rappresentare il territorio e le dinamiche territoriali con strumenti moderni.

Sembra strano, ma tanti nostri colleghi, ancora oggi, disegnano punti, linee e macchie colorate su un foglio di carta… senza valorizzare (quindi senza poter vendere!) le quantità, spesso enormi, di dati che hanno saputo raccogliere.

Le informazioni hanno valore. Le informazioni si vendono!

Senza valorizzare la banca dati che hanno raccolto, con impegno e sacrificio, sul terreno e dai documenti studiati, i nostri colleghi “dinosauri” (senza offesa…) non sono in grado di offrire le soluzioni che le imprese e gli enti pubblici cercano: la georeferenziazione precisa dei dati riportati (disegnati) su mappa e le banche dati che descrivono gli interventi da effettuare sul territorio o i fenomeni da monitorare, le dinamiche sociali, le evoluzioni economiche, ecc.

OGGI I GIS PERMETTONO DI ALLESTIRE BANCHE DATI GEOGRAFICHE NECESSARIE PER CAPIRE

> I PROBLEMI DEI TERRITORI,

> LE VALENZE E LE POTENZIALITÀ DEI TERRITORI,

> LE DINAMICHE DI SVILUPPO DI FENOMENI NATURALI, SOCIALI ED ECONOMICI DEI TERRITORI.

Lo so, ti stai chiedendo: “Ma quanto mi costa realizzare un GIS?”

Ebbene sappi che oggi costruire un GIS non ti costa nemmeno un euro!!!
Puoi installare il software QGIS sul tuo PC gratuitamente, e diventi operativo in 10 minuti. Lo fanno già ogni giorno milioni di professionisti del territorio in tutto in mondo (non ci credi? Dopo aver letto questo articolo visita www.qgis.com).

HOUSTON, ABBIAMO TROVATO LA SOLUZIONE!

Per usare QGIS al massimo delle sue possibilità basta seguire QGIS FACILE 40. 10 lezioni di formazione interattiva in aula informatica per padroneggiare il software che ti permetterà di consolidare le tue capacità professionali.

In sole 10 lezioni gli strumenti del GIS con operatività immediata!

Impara a padroneggiare uno strumento fondamentale per la tua attività di Professionista del Territorio. Saprai gestire cartografie digitali, banche dati territoriali e sistemi informativi con cui si progettano interventi per strade, ferrovie, acquedotti, sistemi fognari, monitoraggio ambientale, rischi naturali, sicurezza industriale, prevenzione, bonifiche, frane, alluvioni, protezione civile, piani urbanistici, sviluppo rurale, gestione urbana, scavi archeologici, attività aziendali, ecc. ecc.

Ed attenzione…

NON è un corso accademico. Diventi subito operativo!
10 lezioni di formazione professionale con sistema full interactive di affiancamento in tutte le fasi del programma (lezioni, esercitazioni, verifiche). Scarichi il programma QGIS gratuitamente ed interagisci subito con le amministrazioni pubbliche e le imprese committenti, senza aspettare di procurarti software costosi e complessi, con costi di aggiornamento, manutenzione ed assistenza.

NON ti chiederai: “ma questo qui sa ciò che realmente mi serve? Io sono un professionista non uno studente!”
Il Corso QGIS FACILE 40 è stato “progettato da professionisti per i professionisti” che svolgono attività autonoma o che lavorano presso imprese ed enti. I nostri docenti, infatti, hanno oltre 35 anni di esperienza professionale cumulata sui sistemi GIS applicati alle professioni del territorio (per il coordinamento TST, hanno appena costruito le cartografie digitali dei GIS di protezione civile per 8 comuni della Campania!). Un enorme bagaglio di competenze che permette di andare all’essenza dei problemi e presentare strumenti e soluzioni con istruzioni concrete

NON perderai tempo!
Non ascolterai noiose esposizioni frontali di concetti generali, inutili ed inutilizzabili, ma lavorerai sui comandi del programma QGIS nello stesso momento in cui il docente ti descriverà come utilizzarli, in un processo di affiancamento continuo durante le lezioni, le esercitazioni e le verifiche. E’ questa la caratteristica del metodo full interactive: in sole 40 ore diventi operativo.Il Corso QGIS FACILE 40 inizia il 6 aprile 2016.

Programma di dettaglio e Calendario: www.consorzioforma.it

Per le Modalità di Iscrizione al Corso (con le agevolazioni previste), telefona al n. 081.5635626 oppure scrivi a info@consorzioforma.it

IMPORTANTE! Le imprese, gli studi professionali e le organizzazioni che iscriveranno almeno 3 partecipanti entro il 23 marzo, godranno di uno sconto di euro 90 sul prezzo netto per ogni iscritto.

 QGIS FACILE 40 NON è una formazione da mettere nel cassetto. Non ti ritrovi ‘pezzi di carta’ inutili. L’Attestazione rilasciata dal CONSORZIOFORMA è un vero e proprio Fascicolo di Certificazione di Competenze che descrive in dettaglio il metodo formativo utilizzato, la sequenza delle competenze trasferite e gli obiettivi professionali specifici.

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NON PERDERE L’OCCASIONE! Partecipa con le giuste competenze ai bandi di gara per la realizzazione di opere pubbliche nell’ambito del FESR – Fondo Europeo Sviluppo Regionale (strutture ed infrastrutture) e del PSR – Programma Sviluppo Rurale: 5 miliardi di euro di opportunità in CAMPANIA fino al 2020 (in realtà, la data di rendicontazione sarà il 31 dicembre 2022!!).

“Nella spesa dei Fondi strutturali per le infrastrutture e lo sviluppo rurale (oltre € 1.836 milioni di fondi PSR e oltre € 3.085 milioni di fondi FESR) la Campania si trova davanti una grande occasione: rilanciare l’intervento pubblico e le sinergie pubblico-privato garantendo la giusta dignità a tre categorie di attori fondamentali per lo sviluppo del territorio:

I dirigenti ed i funzionari degli Enti locali territoriali: ai quali si devono assicurare mezzi e strumenti necessari per svolgere l’attività di progettazione, realizzazione e monitoraggio nel migliore dei modi e con la giusta efficacia per l’ente che rappresentano;

Gli imprenditori: i quali devono essere messi in grado di competere con regole chiare, “in trasparenza”, senza sotterfugi, e scorciatoie;

I professionisti: i quali devono esser tutelati nelle loro prerogative ed ai quali è necessario garantire informazione, formazione e supporto nelle varie fasi ideative e realizzative delle opere e dei servizi.

(ESTRATTO dal “Rapporto Fondi UE in CAMPANIA, 2014 – 2020” FORMARICERCA 2016)

Perché un corso su QGIS?

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Ospitiamo un articolo di Raffaello Iannuzzi, geologo professionista, da oltre 25 anni esperto cartografo e formatore sui Sistemi Informativi Geografici.
Raffaello è il progettista, nonché coordinatore didattico, del Corso “full interactive” [QGIS FACILE_40], che svolgerà, dal 6 aprile, insieme a Luciano Avagliano. 
Gli abbiamo chiesto una breve riflessione strategica sull’importanza del GIS per il professionista del territorio. 

Visita anche => consorzioforma.it


Prima ancora bisogna chiedersi perché un corso sul GIS.

Ma questa è una domanda che, per fortuna i professionisti del territorio e non solo loro, sempre meno si rivolgono. Pur con ritardi, difficoltà legate a vecchi stereotipi di approccio ai dati, disomogeneità degli stessi, anche tra i diversi enti preposti alla gestione del territorio, si può certamente dire che quella del GIS è una cultura ormai sempre più affermata e di riferimento imprescindibile per un corretto approccio alle problematiche di elaborazione e gestione di dati georiferiti.

Il GIS, nelle attuali forme e dinamiche che i processi di sviluppo e trasformazione dello spazio geografico impongono, assume sempre più i connotati di strumento di conoscenza e sempre meno quelli di solo prodotto software, per quanto potente e duttile, di supporto ai professionisti di settore. Evito l’elenco di categorie di iscritti a ordini più o meno competenti in materia di territorio, perché, gli addetti  lo sanno, le strategie di marketing di imprese e aziende del settore commerciale e creditizio ad esempio, fanno largo uso di tecniche GIS (o ad esso afferenti) di analisi dei loro dati a cui si riferiscono figure di management strategico sul territorio. Per cui sarebbe più facile elencare chi dal GIS non trarrebbe evidenti vantaggi, piuttosto che quelli a cui il GIS apre nuovi scenari.

E’ indubbio che una delle maggiori valenze di tale strumento di conoscenza si esplica in tutte quelle discipline che col territorio hanno un  rapporto determinato da processi sia antropici che naturali, ossia in tutte quelle trasformazioni che derivando da tale profonda interazione necessitano della capacità di analisi ed elaborazione di notevoli quantità di dati complessi.

Il GIS offre soluzioni per l’analisi di tali interazioni e dunque, in definitiva, è strumento di conoscenza appunto e di supporto alle decisioni per gli interventi e le politiche di difesa, valorizzazione e sviluppo del territorio.

QGIS è attualmente una delle espressioni migliori nel panorama del mondo GIS e delle sue applicazioni. Traendo risorse e funzionalità notevoli da ambienti di sviluppo GIS già affermati in ambito open source quali ad esempio Grass e Saga GIS (ma non solo) è diventato uno dei riferimenti per professionisti, operatori e tecnici del territorio e dell’ambiente oltre che per enti e organismi preposti alla gestione del territorio.

La molteplice disponibilità di funzioni di geoprocessing e analisi sia in ambiente raster che vettoriale, oltre a quelle (processing) specifiche di altri ambienti GIS open source da cui trae origine, lo rendono uno strumento estremamente efficace nell’aumentare le capacità conoscitive e interpretative di fenomeni e dinamiche del territorio. Una capacità questa da cui, qualunque tecnico professionista, sia esso architetto, ingegnere, geologo, geometra o altro, che voglia oggi valorizzare le proprie competenze e dare un contributo adeguato al sistema complesso che è il territorio, non può prescindere.

Senz’altro un buon motivo per partecipare al corso [QGIS FACILE_40] ed essere introdotti al suo utilizzo.

Raffaello Iannuzzi

Per Prenotazioni ed Informazioni:
info@consorzioforma.it / 081 563 56 26

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Il GIS non è una cosa semplice

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Chi vi dice che realizzare un GIS (Geographical Information System – Sistema Informativo Geografico) è una questione semplice “da smanettoni informatici” non sa di cosa parla. Oppure vi prende in giro!

Fare un GIS vuol dire avere cultura di banche dati, di dati geografici, di analisi per sovrapposizione e incrocio di dati diversi, di applicazione di metodi statistici.

Il GIS presuppone la capacità di conoscere il valore e la validità dei dati disponibili. Di avere idee chiare su come vogliamo utilizzarli e quali obiettivi vogliamo raggiungere, in funzione delle richieste del nostro committente.

Chi progetta in GIS (proprio così: “in GIS! Con l’impostazione mentale del GIS”) sa come mettere insieme dati ed informazioni alfanumerici, geografici, grafici, ecc per fornire un prodotto di grande rilevanza strategica per il committente.

[QGIS FACILE_40] 
clicca qui per saperne di più

Lavorare “in GIS” non significa sedersi alla propria scrivania e smanettare al PC. Significa progettare adeguate campagne di acquisizione dati. Applicare strumenti di selezione e validazione dei dati. Significa creare strutture di dati idonee al trattamento “in GIS”. Che abbiano reale rilevanza e potenzialità di pieno utilizzo per gli scopi del committente.

Non si lavora in GIS per colorare delle carte. Non si lavora in GIS per realizzare legende eleganti. Si lavora in GIS per comprendere un territorio.  Per scoprire, capire, seguire e, in qualche caso, incidere sui fenomeni che è necessario gestire e regolare.

Analizzarne le componenti territoriali, ambientali, geologiche, naturali, sociali, economiche, a seconda dei nostri obiettivi:

> un economista analizza fattori sociali, d’impresa, di reddito, di consumo, ecc.

> un geologo analizza il territorio per comprenderne struttura e dinamiche e progettare gli interventi di messa in sicurezza.

> un ingegnere progetta le infrastrutture a rete che permettono la vita delle comunità e lo sviluppo territoriale.

> un sociologo studia le dinamiche sociali ed i servizi pubblici di assistenza per garantire adeguati livelli di welfare alle comunità.

> un archeologo studia l’andamento morfologico del suolo per comprendere lo stato dei resti di insediamenti antichi e progettare le campagne di scavo e le iniziative di valorizzazione.

… e così via.

Non è semplice…  il GIS non è semplice!

Il mio amico architetto mi racconta delle difficoltà che ha avuto, 10 anni fa, ad entrare nei meccanismi del GIS, per la pianificazione territoriale e la prevenzione dei rischi. Ad impadronisti dei concetti di basi di dati, topologia, georeferenziazione, analisi.
Anni di studio ed approfondimento. Adesso è un grande esperto di GIS e lo applica alle tante attività professionali che svolgiamo per imprese ed enti pubblici.

Non è semplice il GIS… mi dice il mio amico.
Ma può esser facile impararne i segreti se sei affiancato da formatori professionisti che hanno messo a punto tecniche didattiche interattive che ti accompagnano, passo a passo, nell’apprendimento.

E’ questo l’approccio di [QGIS FACILE_40] 40 ore di formazione full interactive, che prevede l’accompagnamento sincrono alle singole operazioni descritte ed alle esercitazioni.

[QGIS FACILE_40] 
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MANIFESTAZIONI DI INTERESSE:
CHIAMA SUBITO il numero 081 563 56 26 (ore 10.00 – 16.00)
OPPURE SCRIVI a info@consorzioforma.it 

Ingegneria, ambiente, territorio: l’importanza del GIS

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Le imprese ed i professionisti che offrono servizi per la protezione dell’ambiente, la gestione del territorio, la progettazione e la realizzazione di opere infrastrutturali, la gestione e manutenzione di servizi a rete si trovano davanti ad un fase di profonda trasformazione.

Dopo decenni di dominio incontrastato dei sistemi commerciali per la gestione dei GIS (Geographical Information Systems), i sistemi open source si stanno diffondendo presso studi privati, aziende ed enti pubblici.

Facilità di accesso, stabilità dei software, ricchezza dei plug in, aggiornamento continuo ad opera delle community di volontari, e, soprattutto, nessun costo di licenza ed aggiornamenti, hanno decretato il successo dei sistemi open source. Tra questi, QGIS è certamente quello che padroneggia l’ambiente degli operatori GIS. Vediamo perché.

Il progetto QGIS nasce ufficialmente nel Maggio 2002 ad opera di Gary Sherman, che nel febbraio 2002 inizia a cercare un visualizzatore GIS per Linux che fosse veloce e supportasse svariati formati di dati. Questa esigenza, insieme all’interesse nello sviluppare un’applicazione GIS, portò alla creazione del progetto, che fu ospitato su SourceForge nel Giugno del 2002. Il primo codice du reso disponibile il 6 Luglio 2002 e la prima release, quasi del tutto non funzionante, avvenne il 19 Luglio 2002; questa prima release supportava solo layer PostGIS. QGIS divenne un progetto incubatore della Open Source Geospatial Foundation (OSGeo) nel 2004 e la versione 1.0 fu rilasciata nel Gennaio 2009.

QGIS è rilasciato con licenza GNU Public License e non comporta costi di licenze ed aggiornamenti!Ogni ufficio (proprio come te!) può scaricarlo ed installarlo sul proprio PC, facilmente e senza spese. Il sistema è estremamente avanzato e performante e permette tutte le funzioni per la creazione e gestione di GIS a livello base ed avanzato. Ed è proprio per queste ragioni che un numero crescente di uffici nei comuni, nelle province, nelle regioni e nei ministeri utilizzano QGIS per le attività di programmazione, pianificazione, progettazione, realizzazione e gestione di strutture  infrastrutture, sviluppo territoriale, monitoraggio e tutela ambientale, servizi sociali, organizzazione dei servizi di raccolta rifiuti, trasporto pubblico locale ecc.

Cos’è QGIS?

QGIS (un tempo noto come Quantum GIS) è un’applicazione desktop GIS (Geographical Information System) Open Source molto simile nell’interfaccia utente e nelle funzioni alle release di pacchetti GIS commerciali equivalenti.

QGIS è un GIS Desktop opensource per la gestione, visualizzazione, modifica e analisi di dati geografici. QGIS funziona su Linux, Unix, Mac OSX e Windows e supporta formati di dati vettoriali, raster ed i database. QGIS è rilasciato con licenza GNU Public License, è scritto in C++, mentre l’interfaccia grafica utilizza la libreria Qt. QGIS permette l’integrazione di plugin sviluppati in C++ o in Python. QGIS è mantenuto da un gruppo di sviluppatori volontari che pubblicano una nuova versione ogni 4 mesi circa. Al momento QGis ha una interfaccia tradotta in 14 lingue.

Paragonato ad altri Desktop GIS della stessa classe, QGIS è un software di minore dimensione e mediamente a parità di operazioni non necessita della stessa quantità di RAM. Il codice sorgente è liberamente messo a disposizione dagli sviluppatori e può essere scaricato e modificato. Questo permette la sua riprogrammazione per rispondere a specifiche esigenze. Per aumentare le funzionalità e la compatibilità possono altresì essere compilati dei plugin, piccole estensioni caricate al momento del lancio del programma.

QGIS permette di far confluire dati provenienti da diverse fonti in un unico progetto di analisi territoriale. I dati, divisi in Layers, possono essere analizzati e da essi viene creata l’immagine mappa con il graficismo che può essere personalizzato dall’utente ed eventualmente rispondere alle analisi tipiche del GIS – gradazione di colori, sfumatura di colore, valore unico. La mappa può essere arricchita da icone e da etichette dipendenti dagli attributi degli elementi cartografici. Un sistema di scripting può essere invocato per gestire operazioni ripetitive sui dati. Se installato il supporto GRASS, i Tools di GRASS sono richiamabili da QGIS per essere applicati sui dati del progetto. I dati possono essere riproiettati dinamicamente.

-> QGIS permette di gestire, modificare e creare una varietà di dati geografici, inclusi gli shapefile ESRI, PostgreSQL/PostGIS, GRASS o GeoTiff
-> E’ possibile creare plugin personalizzati ed applicazioni GIS utilizzando Python o C++
-> E’ possibile creare dei layout di stampa
-> QGIS supporta plugin per importare dati in testo delimitato, scaricare track, route e waypoint da un GPS, visualizzare layer da servizi OGC WMS e WFS

(Fonti: Wikipedia, www.qgis.org, http://www.padido.eu/)

 

FORMA COMPETENZE | SISTEMI INFORMATIVI GEOGRAFICI (GIS). Soluzioni commerciali o open source?

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Dopo decenni di dominio incontrastato dei sistemi commerciali per la gestione dei GIS (Geographical Information Systems), ormai i sistemi open source si stanno diffondendo presso studi privati, aziende ed enti pubblici.

Facilità di accesso, stabilità dei software, ricchezza dei plug in, aggiornamento continuo ad opera delle community di volontari, e, soprattutto, nessun costo di licenza ed aggiornamenti, hanno decretato il successo dei sistemi open source. Tra questi, QGIS è certamente quello che padroneggia l’ambiente degli operatori GIS. Vediamo perché.

Il progetto QGIS nasce ufficialmente nel Maggio 2002 ad opera di Gary Sherman, che nel febbraio 2002 inizia a cercare un visualizzatore GIS per Linux che fosse veloce e supportasse svariati formati di dati. Questa esigenza, insieme all’interesse nello sviluppare un’applicazione GIS, portò alla creazione del progetto, che fu ospitato su SourceForge nel Giugno del 2002. Il primo codice du reso disponibile il 6 Luglio 2002 e la prima release, quasi del tutto non funzionante, avvenne il 19 Luglio 2002; questa prima release supportava solo layer PostGIS. QGIS divenne un progetto incubatore della Open Source Geospatial Foundation (OSGeo) nel 2004 e la versione 1.0 fu rilasciata nel Gennaio 2009.

QGIS è rilasciato con licenza GNU Public License e non comporta costi di licenze ed aggiornamenti! Ogni ufficio (proprio come te!) può scaricarlo ed installarlo sul proprio PC, facilmente e senza spese. Il sistema è estremamente avanzato e performante e permette tutte le funzioni per la creazione e gestione di GIS a livello base ed avanzato. Ed è proprio per queste ragioni che un numero crescente di uffici nei comuni, nelle province, nelle regioni e nei ministeri utilizzano QGIS per le attività di programmazione, pianificazione, progettazione, realizzazione e gestione di strutture  infrastrutture, sviluppo territoriale, monitoraggio e tutela ambientale, servizi sociali, organizzazione dei servizi di raccolta rifiuti, trasporto pubblico locale ecc.

Cos’è QGIS?

QGIS (un tempo noto come Quantum GIS) è un’applicazione desktop GIS (Geographical Information System) Open Source molto simile nell’interfaccia utente e nelle funzioni alle release di pacchetti GIS commerciali equivalenti.

QGIS è un GIS Desktop opensource per la gestione, visualizzazione, modifica e analisi di dati geografici. QGIS funziona su Linux, Unix, Mac OSX e Windows e supporta formati di dati vettoriali, raster ed i database. QGIS è rilasciato con licenza GNU Public License, è scritto in C++, mentre l’interfaccia grafica utilizza la libreria Qt. QGIS permette l’integrazione di plugin sviluppati in C++ o in Python. QGIS è mantenuto da un gruppo di sviluppatori volontari che pubblicano una nuova versione ogni 4 mesi circa. Al momento QGis ha una interfaccia tradotta in 14 lingue.

Paragonato ad altri Desktop GIS della stessa classe, QGIS è un software di minore dimensione e mediamente a parità di operazioni non necessita della stessa quantità di RAM. Il codice sorgente è liberamente messo a disposizione dagli sviluppatori e può essere scaricato e modificato. Questo permette la sua riprogrammazione per rispondere a specifiche esigenze. Per aumentare le funzionalità e la compatibilità possono altresì essere compilati dei plugin, piccole estensioni caricate al momento del lancio del programma.

QGIS permette di far confluire dati provenienti da diverse fonti in un unico progetto di analisi territoriale. I dati, divisi in Layers, possono essere analizzati e da essi viene creata l’immagine mappa con il graficismo che può essere personalizzato dall’utente ed eventualmente rispondere alle analisi tipiche del GIS – gradazione di colori, sfumatura di colore, valore unico. La mappa può essere arricchita da icone e da etichette dipendenti dagli attributi degli elementi cartografici. Un sistema di scripting può essere invocato per gestire operazioni ripetitive sui dati. Se installato il supporto GRASS, i Tools di GRASS sono richiamabili da QGIS per essere applicati sui dati del progetto. I dati possono essere riproiettati dinamicamente.

-> QGIS permette di gestire, modificare e creare una varietà di dati geografici, inclusi gli shapefile ESRI, PostgreSQL/PostGIS, GRASS o GeoTiff
-> E’ possibile creare plugin personalizzati ed applicazioni GIS utilizzando Python o C++
-> E’ possibile creare dei layout di stampa
-> QGIS supporta plugin per importare dati in testo delimitato, scaricare track, route e waypoint da un GPS, visualizzare layer da servizi OGC WMS e WFS

(Fonti: Wikipedia, www.qgis.org, http://www.padido.eu/)


In arrivo il Corso full interactive [QGIS FACILE]
Invia la tua MANIFESTAZIONE DI INTERESSE a info@consorzioforma.it otterrai informazioni, calendari e modalità di iscrizione.

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IL PROFESSIONISTA E IL GIS – NASCE [QGIS FACILE_40]

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Professionisti ed imprese attivi nella progettazione e nell’esecuzione di lavori di ingegneria, architettura, geologia, pianificazione del territorio, difesa ambientale, gestione della sicurezza del territorio, interventi di difesa del suolo, prevenzione antisismica, … devono aggiornarsi con continuità per gestire le nuove tecnologie con il massimo dell’efficacia.

Tra i punti di svolta della Programmazione 2014 – 2020, dei fondi FESR (Fondo Europeo Sviluppo Regionale) e PSR (Programma Sviluppo Rurale), vi sarà la localizzazione geografica di precisione degli interventi da finanziare.

I progetti tecnici che hanno una rilevanza territoriale devono necessariamente avere formato digitale ed essere rappresentati in coordinate reali. Sempre più frequentemente, infatti, gli enti pubblici richiedono a progettisti e professionisti elaborazioni che siano implementabili in software gestionali GIS, di natura commerciale (©ESRI) o gratuita (una delle piattaforme open source più conosciute per la gestione di GIS è QGIS). Il formato richiesto è lo SHAPE, correttamente integrabile in un Sistema Informativo Geografico (GIS).

Si tratta di requisiti necessari per assicurare che i progetti, risultino correttamente inseriti  – dal punto di vista geografico e topologico – in un contesto definito, all’interno di riferimenti morfologici, geologici, urbanistici chiaramente identificati, aggiornabili e monitorabili mediante database cartografici.

Tra gli ambiti di applicazione dei file georeferenziati strutturabili in un GIS ci sono:
>Servizi e lavori di architettura, ingegneria e pianificazione
>Servizi e lavori di architettura paesaggistica
>Indagini geologiche e geognostiche, stratigrafie
>Reti tecnologiche, elettriche, acquedottistiche, fognarie.
>Strade, ponti, viadotti, gallerie.
>Pianificazione e riqualificazione territoriale.
>Valutazioni di impatto
>Piani di protezione civile
>Gestione delle risorse territoriali per fini manutentivi
>Piani per la valorizzazione turistica

>Scavi archeologici, catalogazioni
… e molto altro!

Si apre, quindi, uno spazio di opportunità formidabile per i liberi professionisti e gli operatori degli uffici tecnici delle amministrazioni, i quali potranno aggiornare le proprie competenze tecniche ed entrare nello stato dell’arte della gestione di dati geografici.


Per venire incontro alle esigenze dei professionisti del territorio, il Consorzio FORMA promuove [QGIS FACILE_40], un Corso di Formazione Tecnica, in modalità full interactive, altamente professionalizzante.

[QGIS FACILE_40] è stato progettato per il professionista!
In 40 ore di corso scoprirai gli strumenti più adeguati per progettare il GIS più utile, in base alle necessità ed alle richieste del tuo cliente.
Imparerai come realizzare il GIS più efficace in tempi rapidi. Saprai utilizzare gli strumenti pratici per eseguire analisi e proiezioni con QGIS, la piattaforma open-source più utilizzata al mondo! Ti impadronirai dei segreti preziosi per evitare errori di impostazione e per gestire i tempi di produzione con il massimo dell’efficacia per il tuo processo produttivo e per la soddisfazione del tuo committente.

Saprai georeferenziare i tuoi dati; trattare dati ed informazioni per l’utilizzo in ambiente GIS; aumenterai le capacità di analisi e sintesi di dati georeferenziati; dialogherai in maniera efficace e produttiva con enti e figure tecniche di settore; potrai strutturare le proposte ed i progetti in maniera conforme alle codifiche GIS.  

Il Corso sarà attivo nei mesi di aprile e maggio presso il Consorzio FORMA, Corso Umberto I, 329, (500 m dalla Stazione Centrale di Napoli). Potrai utilizzare una delle 20 postazioni informatiche autosufficienti e connesse alla rete Internet disponibili, oppure potrai portare il tuo computer portatile.

Invia la tua MANIFESTAZIONE DI INTERESSE a info@consorzioforma.it
otterrai informazioni, calendari e modalità di iscrizione.

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