No media! La battaglia necessaria…

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(Tempo di lettura stimato: 4 min.)

LA REALTÀ NON È FATTA DI MEDIE!
Perché dovremmo cercare di adattarci, quando siamo nati per stare fuori da ogni media?
La media è una schematizzazione, creata per banalizzare la realtà: ognuno di noi possiede in sé il dono dell’unicità. 

Su questo tema fondamentale per professionisti ed imprenditori, ho intercettato l’articolo di Riki Branson (spero non s’incazzi se lo chiamo così. Ma io l’adoro da sempre) dal quale ho liberamente tratto le note che seguono.

“Dobbiamo renderci conto che non esiste un essere umano medio, e dobbiamo smettere di misurare noi stessi secondo parametri di valutazione arbitrari, che non hanno alcun fondamento di realtà nella natura umana” Richard Branson, creatore di Virgin Group
Nella realtà non esiste una cosa come la media, e se continuiamo a giudicare noi stessi dalla nostra capacità di adattarci ad una forma precostituita, non riusciremo mai ad essere originali ed innovativi!

La media non esiste: “è un fatto matematico. E ciò ha enormi implicazioni pratiche.”

Il concetto di ‘media’ ci ha fatto fallire in diversi aspetti della vita, in particolare nelle nostre istituzioni educative. Spesso, chi ha fallito a scuola, chi non si è adattato bene alla “forma” precostituita, non è riuscito a tenere il passo e si è convinto di esser pigro ed incapace di esprimersi. Alcune delle intelligenze più capaci, quindi, hanno lasciato la scuola precocemente, ed hanno avuto la fortuna e l’intuizione di cercare una via alternativa. Non più costretti a concentrarsi su argomenti imposti, hanno rivolto la loro attenzione alle cose che gli sono apparse rilevanti ed appassionanti. La loro mente si è aperta, così come si è aperto il loro mondo.

Quando smettiamo di confrontarci con una “media” che non esiste (!) il cancello delle opportunità si apre”.

<La tirannia della media significa che ci lasciamo imporre degli stereotipi, e cerchiamo di adattarci all’idea di come dovremmo essere secondo qualcun altro>, dice il prof. Rose (The End of Average. How We Succeed in a World That Values Sameness).  Ed è preoccupante che, ancora oggi, l’insegnamento conformista rimanga dominante nelle istituzioni educative.

Albert Einstein amava dire: <.. Ognuno è un genio, ma se si giudica un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi su un albero, vivrà tutta la sua vita credendo che sia stupido>.

JK Rowling, Oprah Winfrey, Steven Spielberg, e molti altri tra le più grandi intelligenze del mondo, non si sono adattati allo stampo ed hanno trovato una via per soddisfare la loro vena creativa.

Lezioni per il professionista e l’imprenditore: Quando pretendiamo di progettare un prodotto “per tutti” in realtà quel prodotto sarà talmente pieno di vincoli che non servirà a nessuno. Quando cerchiamo di piacere “a tutti”, scopriamo di non piacere a nessuno. Dobbiamo scegliere il nostro target ed affinare il nostro prodotto. Prima saremo capaci di farlo, prima troveremo la strada per il successo…

L’articolo originale di Richard Branson è reperibile qui http://www.virgin.com/richard-branson/the-end-of-average


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“Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettare risultati diversi.” A. Einstein

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3 mosse per aumentare la produttività con il taccuino

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(Tempo stimato di lettura: 7 min.)

Aumentare la produttività. I vantaggi di uno strumento analogico in un mondo digitale. 

Nonostante l’aumento continuo delle applicazioni digitali per la produttività e degli strumenti on-line, c’è un metodo di prendere appunti che proprio non vuole scomparire e sfida ancora la prova del tempo: per alcune persone, nemmeno l’ultimo smartphone può battere il classico taccuino di carta. Perché? Dopo tutto, le diavolerie tecnologiche dovrebbero rendere il taccuino A5 (della dimensione pari alla  metà di un foglio A4) completamente inutile… ma in tanti continuiamo a portarlo in borsa ed a usarlo per tracciare ed annotare idee e proposte, sensazioni.

Per Richard Branson – creatore e patron di Virgin Group – prendere appunti è uno dei passatempi da preferire. Branson dichiara che senza la penna per scrivere le sue idee (o ancora più importante, quelle degli altri!!!) di certo non sarebbe diventato ciò che è adesso:

“Alcune delle aziende di maggior successo della Virgin sono nate da momenti casuali, se non avessimo aperto i nostri taccuini, non le avremmo mai realizzate” Richard Branson.

Anche la scienza conferma che il semplice atto di scrivere a mano rende più efficaci. Uno studio ha dimostrato che mettere da parte la tastiera del PC ed usare la penna porta ad elaborare le informazioni piuttosto che a copiare le cose alla lettera.

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Il welcome kit di chi entra in facebook. Anche nell’azienda più digitale del mondo c’è spazio per taccuino e matita.

Scrivere di proprio pugno potrebbe sembrare meno efficiente, ma in realtà costringe il cervello ad analizzare con attenzione cosa stiamo pensando e migliora la memoria e la capacità di trattenere le informazioni.

1: trovatevi il taccuino giusto per voi
Non ci sono due notebook uguali e sceglierne uno è una questione di preferenze personali. Ciò che funziona per voi potrebbe non funzionare per gli altri. Un grande formato, se si vuol lasciare correre l’immaginazione. Una dimensione ridotta, se si è in viaggio. E poi, c’è da scegliere tra pagina bianca, righe, quadretti, … un vera delizia.

Qualunque taccuino sceglierete, assicuratevi che sia quello che vi serve.

Ogni oggetto si associa ad una abitudine. Prendere appunti lunghi ed articolati su uno smartphone di solito non funziona perché la maggior parte delle persone non associa il telefono con il lavoro e viene facilmente distratta – è difficile prendere appunti efficacemente quando si sa che Facebook, Instagram, Google sono ad un click di distanza. La chiave di ogni sana abitudine è stabilire un  rituale (ci vogliono in media tre settimane per formarne uno). Quindi, per le prime tre settimane, sforzatevi di annotare ogni giorno idee e riflessioni sul vostro taccuino. Abituatevi a scrivere le cose che vi passano per la testa, alla fine di queste tre settimane vi sorprenderete di  quanto stiate diventando produttivi e quanto la pratica del prendere note vi sta assorbendo.

2: createvi un sistema
Fin dall’inizio, è necessario creare un sistema all’interno del taccuino, in maniera da essere in grado di eseguire la ricerca degli appunti rapidamente e trovare le informazioni di cui si ha bisogno.

Un modo efficace per organizzare il proprio taccuino è il sistema “Bullet Journal” (ecco qui un esempio pratico in video). Un sistema semplice che funziona con qualsiasi taccuino ed è abbastanza flessibile per adattarlo alle proprie esigenze individuali. All’inizio del Bullet Journal si inserisce un indice / dei riferimenti di date / delle annotazioni “a futura memoria”. In poco tempo potrete crearvi uno strumento perfetto, che vi renderà la vita molto più facile. Ovviamente non siete obbligati a seguire questo sistema. Sperimentate e scoprite che cosa funziona meglio per voi.

3: note diverse per persone diverse
Ora che avete iniziato il vostro taccuino e sviluppato un sistema di organizzazione delle annotazioni, è il momento di riempirlo. Stranamente, quella che sembra la parte più facile è spesso ciò che molte persone non riescono a fare.

Ricordate che l’unica persona che ha accesso al taccuino è chi lo redige. Non state scrivendo per altri, nessuno darà un voto a ciò che scriverete e nessuno vi giudicherà per quello che scriverete. Quindi non dovete sentirvi sotto pressione; non avete bisogno di riempirlo con pensieri e idee grandiose: scrivete quello che vi serve e niente di più.

Il taccuino è il vostro spazio personale dove registrare i pensieri. La cosa importante, in un primo momento, è prendere l’abitudine di scrivere le cose: iniziate con cose semplici come le liste e le attività da fare. Quando prenderete la mano, sarà possibile iniziare ad aggiungere il vostro tocco personale e degli spunti originali.

Per il lavoro è estremamente utile dedicare porzioni del proprio taccuino per creare mappe mentali utili a generare idee varie e preziose per le strategie da mettere in atto e le azioni da compiere.

Ci sono tanti metodi per prendere appunti ed aumentare l’efficacia di un taccuino: metodo di Cornell, metodo Teeline per la scrittura veloce, ecc. Insomma, adottare un taccuino, ed usarlo con continuità, ci permette di stimolare la nostra intelligenza e costituisce un’arte piacevole che vi accompagnerà per la vita.

L’efficacia, la piacevolezza
Mentre il mondo diventa sempre più digitale, troverete che ci sono strade analogiche di grande efficacia e piacevolezza. C’è una certa pace contemplativa all’interno delle pagine di un quaderno di carta che noterete subito e comincerete ad amare. Quindi, lasciate per un attimo il rumore e le distrazioni digitali e scendete al più vicino negozio e regalatevi un taccuino; il più economico che trovate.

Scrivete e scarabocchiate! Sviluppate l’abitudine di mettere nero su bianco e comincerete a migliorare il vostro rendimento globale, la produttività e la creatività.

(*) Liberamente adattato dall’articolo “Why theHumble Paper Notebook is Still The Greatest Productivity Tool” di Jonathan Chan


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Partenza rapida: uno, due, tre ….

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UNO. Cominciare una nuova avventura è sempre eccitante e spaventoso allo stesso tempo.

DUE. Quale forma dare al proprio futuro?

Ragionare sul futuro… attitudine divinatoria? Gran parte del tuo futuro si sta creando nel tuo presente.

Ragionare sulla forma…  attitudine creativa? La forma degli organismi viventi e dei processi dinamici cambia ad ogni momento, in maniera spesso invisibile ai nostri occhi nel breve periodo.

TRE. Noi aiutiamo professionisti e protagonisti d’impresa a dar forma al proprio futuro attraverso approcci che integrano la ricerca, la formazione, la comunicazione: tre fattori necessari per la costruzione del sé tecnico, del sé professionale, imprenditoriale, istituzionale, programmatico, progettuale, organizzativo, gestionale…

Nell’approccio integrato portato avanti dal CONSORZIOFORMA:

la formazione didattica crea il volume di conoscenze e competenze: bagaglio necessario ad esprimere la forma, le forme.

la ricerca crea la luce che dà rilevanza alle morfologie ed alle loro mutazioni, nel tempo e nello spazio: indicandoci come organizzare le conoscenze e le competenze in un mondo in continua evoluzione.

la comunicazione garantisce la percezione della forma nel tempo (nel passato, nel presente e, quindi, nel futuro), stabilendo ed organizzando le relazioni necessarie alla generazione di valore.

 


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Forma la tua intelligenza emotiva. 10 caratteristiche del professionista di successo.

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(tempo di lettura stimato: 8 min.)

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L’intelligenza emotiva viene definita come la capacità di monitorare i propri sentimenti e quelli altrui al fine di raggiungere obiettivi.

Daniel Goleman esprime le cinque caratteristiche fondamentali dell’intelligenza emotiva, che ogni uomo codifica interiormente:

Consapevolezza di sé, la capacità di produrre risultati riconoscendo le proprie emozioni;

Dominio di sé, la capacità di utilizzare i propri sentimenti per un fine;

Motivazione, la capacità di scoprire il vero e profondo motivo che spinge all’azione;

Empatia, la capacità di sentire gli altri entrando in un flusso di contatto;

Abilità sociale, la capacità di stare insieme agli altri cercando di capire i movimenti che accadono tra le persone.

L’intelligenza emotiva può essere modificata e migliorata nel tempo. Ancor più che con l’intelletto, il successo nel lavoro si costruisce sviluppando attitudini, sensibilità ed abilità tipiche dell’intelligenza emotiva ed incorporandole progressivamente nel proprio repertorio di competenze.
Ma vediamo quali sono le caratteristiche strategiche rilevanti che determinano l’efficacia nel lavoro. I professionisti e gli imprenditori “di successo”:

1. Sono inclini a resistere a gratificazioni immediate e limitate in nome di risultati più ampi e duraturi. Aggiungono volentieri valore (spesso non sottraendosi ad extra lavoro!) agli incarichi che gli son stati affidati.

2. Hanno capacità di tollerare i conflitti: mantengono la calma e il controllo.

3. Mantengono la concentrazione: tengono dritto il timone e non si lasciano distrarre dagli obiettivi importanti.

4. Sono saggiamente coraggiosi: sanno quando e come agire, anche in maniera ardita.

5. Hanno il proprio ego sotto controllo: sanno come evitare di esserne influenzati. Sono pronti ad ammettere i propri errori ed a seguire i consigli degli altri, anche allo scopo di mantenere l’armonia del team.

6. Sono profondamente convinti che le cose possono essere sempre migliorate, a partire dalle proprie competenze e capacità. Tuttavia non mancano di consolarsi quando serve e guardano con distacco le sconfitte o i sovraccarichi.

7. Riconoscono le cose che non funzionano e le aggiustano in tempi brevi.

8. Sono affidabili: non li sentirai mai dire “non è colpa mia…” (una frase così irritante!). Si fanno carico delle loro decisioni ed azioni, nel bene e nel male! Sanno bene che ai committenti e datori di lavoro non interessa assegnare colpe, ma assicurarsi che le cose siano fatte.

9. Sono ben connessi con i colleghi: mostrano integrità e capacità di leadership, anche se non ricoprono ruoli manageriali. Rappresentano adeguatamente l’azienda.

10. Neutralizzano le persone “tossiche”: avere a che fare con persone difficili è frustrante e stancante. I professionisti validi controllano le loro interazioni con i “toxic people”, mantenendo il controllo emotivo. Affrontano le situazioni razionalmente e sono capaci di trovare soluzioni e mediazioni per il bene del progetto.

Dare forma al proprio futuro professionale vuol dire anche saper curare lo sviluppo della propria intelligenza emotiva.

 

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Dai forma al tuo diario! L’imprenditore che riflette è un imprenditore di successo.

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Numerose ricerche hanno documentato che i leader più influenti dedicano del tempo alla riflessione. Il loro successo dipende dalla capacità di accedere alle loro visioni di prospettiva, trasformarle in decisioni e dargli un senso nel tempo.

Vedere prima degli altri. Comprendere prima degli altri. Agire prima degli altri. Sono capacità uniche di un leader e fonti importanti di creatività e di vantaggio competitivo.

Ottenere l’accesso alla propria intuizione non è difficile; è sufficiente impegnarsi a riflettere giorno per giorno. Nancy J. Adler (*) ha condotto ricerche pluridecennali sul tema, e consiglia il semplice atto di tenere regolarmente un diario (NB: il diario è molto di più di una semplice cronistoria di eventi…).

Riporto i suoi primi suggerimenti:

>Scrivete a mano, su un quaderno con pagine bianche (non sul PC!).

>Fate disegni, schizzi, schemi. Azzardate questioni provocatorie e domande ardite.

>Impegnatevi a riflettere per 15 minuti al giorno. Questo è di gran lunga il passo più difficile: se 15 minuti sembrano troppi, iniziate con 3 (tre!) minuti. Ma cominciate!

>Trovatevi un posto tranquillo, dove non potete esser disturbati ed interrotti. (scrivere un diario è un processo intimo, non basta esser seduti alla propria scrivania).

>Scegliete il momento giusto, preferibilmente alla stessa ora ogni giorno. Custodite quei 15 (3!) minuti nel vostro programma giornaliero, come un appuntamento importante con voi stessi.

>Scrivete ciò che vi passa per la testa. Le pagine bianche vi invitano a tenere una conversazione onesta con voi stessi, senza giudizi, censure, o tentativi di indirizzare forzatamente i pensieri. Non preoccupatevi di grafia e grammatica: tutto va bene purché vi esprimiate!

>Non condividete il vostro diario con nessuno. Le vostre riflessioni sono personali e vi forniscono ció che nessun esperto può offrirvi: il vostro punto di vista “unico”.

Ecco alcune indicazioni per cominciare. Ponetevi una domanda “d’innesco”, e catturate nel diario la risposta che date:

• Come mi sento in questo momento?

• Come mi sento nella mia leadership?

• Che cosa merita di ottenere maggiormente la mia attenzione? Nella mia leadership? Nella mia vita? Nel mondo?

• Qual è la cosa (idea, articolo, video, romanzo, …) più provocante ed interessante che ho apprezzato nelle ultime 24 ore? Cosa mi è piaciuto in particolare?

• Qual è l’iniziativa più emozionante che ho sentito questa settimana, al di fuori del mio ambiente o in un’altra parte del mondo?

• Che cosa ha contribuito maggiormente alla mia felicità di questa settimana (o alla felicità delle persone alle quali sono legato)? Come posso avere più felicità nella mia vita?

(Per il momento, mi sembra abbastanza. Meditate sulle considerazioni riportate sopra. l’articolo continua con altri preziosi consigli).

Adattato da un articolo di Nancy J. Adler (*) (S. Bronfman Chair in Management,McGill University) sulla Harvard Business Review. Vai all’articolo in inglese: https://hbr.org/2016/01/want-to-be-an-outstanding-leader-keep-a-journal


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